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*
(Nota preliminare)
Questo
articolo fu scritto nel 1982 e poi, a causa di diversi altri
impegni ed interessi, dimenticato. Viene pubblicato oggi, così
come fu steso allora, dopo più d'un ventennio e dopo l'esauriente
lavoro di P. B. Diffley (Paolo Beni. A Biographical and Critical
Study. Oxford 1988) perché forse potrebbe ancora
essere di qualche utilità.
1 Venezia,
Biblioteca Marciana, Ms. Lat. XIII, 87 (=3998). Quest'opera,
già descritta dal Morelli, è stata studiata in
qualche particolare da R. G. Faithfull, Teorie filologiche
nell'Italia del primo Seicento, in «Studi di Filologia
Italiana», XX (1962), pp. 184, 304-8. Il ms. è
stato anche accolto da P. O. Kristeller nel suo Iter Italicum,
II, London-Leiden 1967, p. 245.
2
Il Beni lasciò i suoi libri
alla biblioteca dei Padri Teatini. Ma vedi anche la "Conclusione".
3
In realtà egli vi lavorò
fino al gennaio del 1625, vale a dire fino a pochi giorni dalla
morte che lo raggiunse il 12 di febbraio.
4
Si parla anche di libri e di traduzioni latine dall'ebraico
e dal greco.
5
I fogli del ms. sono numerati progressivamente nel recto
e nel verso.
6
«A nobis vero Anno Millesimo Sexcentesimo vigesimo primo
collecta sunt dum adhuc viveret Author, atque annum saxagesimum
nonum ageret». Beniana Bibliotheca
( = BB), p. 244.
7
Foligno, Biblioteca del Seminario vescovile, Ms. Jacobilli 252
(B. IV. 2), 7.
8
Il cambio venne fatto per trasformazione dell'ultimo numero
romano: da I a V.
9
Il Beni venne giubilato dallo Studio, su sua richiesta, nel
1623.
10
Cfr., sopra, nota 6.
11
«Possem equidem Benianas Lucubrationes, etsi
centum ferme Libris, seu viginti voluminibus, iisque peramplis,
continentur, per titulos breviter cursimque referre».
(BB, p 235). Ma si vedano anche le nn. 16 e 33.
12
Cfr., infra, nota 63.
13
Cfr. BB, p. 244.
14
Cfr. BB, pp. 235 e 244.
15
Le suddivisioni corrispondono ai concetti di institutio,
explicatio, disputatio e praeceptio.
16
Come si dice a nota 11, dovevano essere venti volumi: dodici
delle opere in latino e otto di quelle in italiano. I volumi
in latino sono poi aumentati a tredici, poiché il primo
volume pubblicato a Venezia nel 1622, che comprende l'opera
An sive Actori sive Reo e il dialogo De concitandis
sive Flectendis Affectibus Oratoris (rispettivamente pubblicati
in prima edizione a Roma nel 1594 e nel 1595) era, in un primo
tempo, rimasto fuori dello schema stabilito nelle Beniane
Lucubrationes. A pagina 45 della BB il Beni si esprime come
segue: «Nos ... in variis lucubrationum generibus conati
sumus ... Interim ut earum tibi speciem extet aliquod (ad XIII
enim volumina excreverunt), quod primo nos emisimus monumentum
pereunito inscribitur An sive Actori sive Reo et in universum
Oratori ingenio liceat in Iudiciis et Concionibus affectus concitare
ac Iudicum animos flectere et permiscere. Romae, in 4°,
1594, et Venet., in fol., 1622».
17
Cfr. BB, p. 134.
18
Alcuni anni or sono, toccò proprio a noi la rara fortuna
di ritrovare uno di questi manoscritti beniani inediti: quello
contenente le importanti ultime tre parti dell'Anticrusca,
il cui testo, da noi curato, è stato accolto nella collana
degli "Scrittori italiani e testi antichi" pubblicati
dall'Accademia della Crusca (Firenze, 1982). Attualmente stiamo
allestendo l'edizione di un altro importante ms. beniano, rimasto
inedito, che s'intitola Della veneta libertà,
un ampio trattato che doveva costituire il 5° volume delle
sue opere in italiano. Vedi, infra, nella "Conclusione"
ed anche le note 68, 79 e 99.
19
«Atque hic sane haud gravabor illa percensere quae, dum
in eloquentiae curriculum versamur, scripta reliquimus auditores
nostros ad eloquentiam informantes. Siquidem praeter ea quae
commemoravimus hactenus dum in Aristotelis Rhetoricen nostros
recensuimus Commentarios et Controversias, simulque Platonis
Rhetoricam ex eius Dialogis excerptam volumina alia duo edimus
(sunt haec sextus et septimus) quae item elegantiae serviunt
et Eloquentiae. De quibus infra in Catalogo doceberis copiose».
Cfr. BB, p. 56. Il corsivo è mio. L'ultima espressione
della citazione si riferisce al sommario -- piuttosto esteso
-- che il Beni ci offre nelle Benianae Lucubrationes.
Per questo si veda, infra, nella nota ai voll. VI e VII
del nostro elenco.
20
L'esemplare da me consultato si conserva nella bibioteca dell'Università
di Harvard. Va osservato che questo commento contiene anche
altre orazioni di Cicerone, cioè pro Archia, pro Marcello
e in Pisonem; e questo, come ci dice il Beni, per dare
esempi di altri generi oratorî oltre al deliberativo,
proprio della Maniliana. Qui si potrebbe aggiungere che
il Beni cercò anche di restaurare e reintegrare la parte
mancante del proemio ciceroniano della Pisoniana. (Cfr.
BB, p. 50).
21
Cfr. G. M. Mazzuchelli, Gli scrittori d'Italia, II, 2,
Brescia 1758, p. 848.
22
Cfr., supra, nota 16.
23
Il Beni si esprime in questo modo: «Quibus [cioè
ai due volumi aristotelici del 1622] Platonis quoque Rhetoricen
ex eius libris diligenter collectam adiunximus, Venet. 1624».
(BB, p. 54; e vedi, supra, nel nostro elenco).
24
Il titolo di questa nuova edizione è come ce lo dà
il Mazzuchelli, al N° XVIII della sua bibliografia (cfr.
Scrittori d'Italia, II, e, cit., p. 848).
25
«Ita quidem unum Historiae volumen assignavimus, duo Poticae,
quatuor Eloquentiae» (BB, p. 238).
26
«Mox [cioè, dopo i voll. del commento alla Retorica
aristotetica e a quella platonica] commentarium subieci
in Ciceronis Manilianam ... His omnibus aliae Orationes ...
ex Cicerone ...subiiciuntur ... Atque huc pertinent Authoris
nostri quinque ac septuaginta Orationes» (BB, p. 283).
27
Va comunque osservato che non tutti gli scritti del Beni pertinenti
all'eloquenza sono inclusi in questa terza classe, come ci dice
il curatore: «Nam quae ex Authoris nostri tum latinis
opusculis, tum Italicis Monumentis, pertinent ad Eloquentiam,
ea vero suis quaeque locis se se offerent tibi partim inter
Opuscula ipsa (habentur haec in duodecimo et decimotertio
volumine), partim in Italicarum scriptionum classe» cfr.
BB, p. 239). L'espressione "et decimotertio",
resa da noi in corsivo, è un'aggiunta marginale di mano
del Beni.
28
Esemplari di questi voll. sono oggi reperibili alla Nazionale
di Parigi e, smembrati, anche altrove.
29
Il Beni ci assicura poi che altri esemplari, sempre emendatissimi,
si conservano anche nella biblioteca Feltriana del Duca di Urbino.
30
Cfr. BB, p. 43.
31
Cfr. BB, p. 232.
32
A sinistra, di preferenza e quando possibile, si dà la
data dell'ultima edizione come appare nella BB, cioè
senza considerare le ristampe. Se l'opera è inedita si
usa l'abbreviazione "ined.". L'indicazione dei volumi
ha, in questo elenco, un valore relativo. Come si è detto
altrove, le opere in latino erano "cresciute" dai
dodici volumi presentati dall'editore nelle pagine a stampa
del 1621 a tredici, e quindi l'opera omnia dai venti
a ventun volumi, come si dice nell'introduzione del 1623 alla
BB (...«uno et viginti voluminibus...», p. 4), e
nelle varie correzioni del 1624 a quelle pagine (cfr. ivi, pp.
239, 243, 244. Ma l'indicazione di viginti voluminibus
di p. 235, che è proprio la prima di quelle pagine, sfugge
al Beni e quindi rimane non corretta). Per le ragioni già
dette, il volume An sive Actori... si colloca nella sesta
classe, la miscellanes, come vol. XII delle opeere in
latino (cfr.supra, e anche le note 16, 22 e 52a).
33
Nelle
Benianae Lucubrationes si dice: «Ergo in prima
classe eas lucubrationes collocavi quae oertinent ad Historiam»
(cfr. BB, p. 235).
34
Segue, dopo la seconda data: «ubi quid de Historia senserit
praeceperitve Plato praecipue disceptatur». A pp. 80 2
235-36 della BB si spiega il contenuto dei quattro libri in
questo modo: «In quorum I, ut de Historia vi ac Natura
planius constet definitio, partes, proprietates declarantur:
et XV Problemata et Controversiae quae de illa quaeri possunt
et agitari, praecipuo studio explicantur. In II, ut pro dignitate
scribi possit Historia, eius Leges ex ordine proferentur. In
III, ut intelligenter evolvatur, ostenditur qui Authores et
quo ordine legendi sint; ac tum Historiae universae tum Romae
in primis et Graecae ordo explanatur et ratio. In IV, exemplis
praeceptisque demonstratur qui possit utiliter pervolutari ut
inde vitam instituamus ac res sive publicas, sive privatas caute
prudenterque administremus». Qui finisce il testo di p.
80, ma quello delle pp. 235-36 continua, come a nota 36.
35
Trascriviamo questo lungo titolo, che ovviamente si riferisce
anche al De Historia, così come ci viene dato
dal Beni (cfr. BB, p. 65-66). Facciamo però notare che
esso è preceduto dalla seguenti parole che si sono tralasciate:
«Nos quoque in Catalinariam [sic] benelongum scripsimus
Commentarium quo lector ad Historiam informetur altius. Monumenti
titulus est huismodi: Pauli Benij Eugubini ... »
ecc.
36
Questi ultimi
tre libri che completano la prima classe ci vengono presentati
nelle Benianae Lucubrationes come segue: «Quibus
omnibus [cioè ai libri del De Historia e ai Commentarii
in Catilinariam] Iugurthinum subijcitur, ut quaniam accuratius
scriptum est, inde plenius historicum conformemus stylum et
perpoliamus. His Annuae quadam literae adduntur, ut Annalibus
quoque scribendis exemplo sint Historico. Quibus etiam, ut nobilis
veluti Colophon imponeretur huic parti, ad extremum adduntur
ea quae ex Platone proferri possunt de Historia »
(cfr. BB, p. 236). Seguono poi dei richiami a varie altre opere,
come alle Orationes (ed in particolare alla II, XVI,
XVII e XXI), ai commentari alla Poetica aristotelica,
a quelli alla Maniliana, che possono tutte essere utili
all'apprendimento della storia, benché appartengano ad
altre classi. Si ricorda, inoltre, che il commento agli Annales
del Cardinal Baronio a giusto diritto dovrebbe essere collocato
in questa prima classe. Ma lo si relega nella classe Miscellanea,
perché il Beni lo considera come propriamente pertinente
Theologiae studiosis (cfr. BB, p. 221).
37
«In
secunda vero Classe disposui quae pertinent ad Poësim»
(cfr. BB, p. 237).
38
Cfr. BB, p. 95. Nelle Benianae Lucubrationes si
dice: «Quibus omnibus [vale a dire ai Commentarii
e alle cento controversie] additur Platonis Poëtica
quae ex variis illius locis seu decretis ac dictis collecta
est non indiligenter» (cfr. BB, p. 237).
39
Questo è
il titolo che ci dà il Beni a p. 88 della BB. Nelle Lucubrationes
si legge: «... His subieci Commentarios in sex priores
Aeneidis libros; quibus sane tum diligenter libri ij explanantur,
tum Poëtica praecepta, praesertim Heroica, in Virgilio
agnoscantur, et exemplis rationibusque comprobantur; ita ut
Poëtica Theorica cum praxi coniugatur egregie; praesertim
quia sub finem sexti Aeneidos attinguntur ea quae ad Aeneidem
reliquam intelligenter peragrandam, ac totius Heroici Poëmatis
structuram ex Virgilio ab initio ad finem usque contemplandam,
conferre possunt» (p. 237).
40
Cfr. BB, p. 94.
41
« Iam vero in Tertia Classe ea tibi se se offerunt quae
pertinent ad Eloquentiam» (cfr. BB, p. 237)
42
Cfr. BB, p. 54. Nelle Lucubrationes si dice: «Itaque
primo in Aristotelis Rhetoricen proferuntur Commentarii, in
quibus Aristotelea de arte dicendi praecepta non solum copiose
declarantur, verum etiam centum Oratoriis Controversiis interpositis
illustrantur. Cum Platone etiam in decretis multis, cum M. Tullio
in toto dicendi artificio, conferuntur. Etsi, quoniam in Rhetoricis
Controversiis quibusdam vela Orationis usque adea pandere coactus
est Author, ut necessit habuerit bonam controversarum partem
seorsim persequi et exarare (nec scilicet Aristoteleae praeceptionis
cursus interpellaretur longius) has ipse quoque seorsim ac proprio
volumine complexus sum» (cfr. BB, pp. 237-38).
43
«Siquidem praeter ea quae commemoravimus hactenus dum
in Aristotelis Rhetoricen nostros recensimus Commentarios et
Controversias, simulque Platonis Rhetoricam ex eius Dialogis
excerptam Volumina alia duo edidimus (sunt heac suxtus et septimus)
quae item elegantiae serviunt et Eloquentiae» (cfr. BB,
p. 56).
44
Cfr. BB, p. 49, e anche p. 238.
45
Dopo il titolo dei Commentari alla Maniliana, di cui, sopra,
seguono queste parole: «Manilianae vero illas quasdam
Ciceronis Orationes subiecimus, in quas argumenta scripsimus
et notationes; ut nimirum in quolibet Orationis genere, ex Cicerone
tibi extaret exemplum. Ex quo fiet ut quemadmodum Maniliana
in deliberativo genere, ita Orationes pro Archia, M. Marcello,
et in Pisonem, in generibus caeteris suppeditent exemplum»
(cfr. BB, pp. 49-50.
46
Nelle Lucubrationes ci si esprime in questo modo: «Atque
huc pertinent Authoris nostri quinque ac septuaginta Orationes;
quae cum alio habent usus, tum maxime ...[segue una dozzina
di esempi]. Quae etiam eo magis ad hunc pertinent Classem, quod
nonnullae ad Eloquentiam ipsam cohortantur, atque adeo illius
celebrant dignitatem». Ciò che poi continua è
importante per il numero dei volumi e la distribuzione di essi
nell'opera omnia: «Ita quidem unum Historiae volumen
assignavimus, duo Poëticae, quatuor Eloquentiae. Nam quae
ex Authoris nostri tum Latinis Opusculis tum Italicis monumentis
pertinent ad Eloquentiam, ea vero suis quaeque locis se se offerunt
tibi, partim inter Opuscula ipsa (habetur haec in duodecimo
et decimotertio Volumine), partem in Italicarum scriptiomum
Classe». L'espressione et decimotertio, nella parentesi,
è un'aggiunta marginale di mano del Beni (cfr. BB, pp.
238-39). Vedi anche n. 61 dove si fa di nuovo un riferimento
ad un'aggiunta marginale per mano del Beni relativa al volume
"decimoterzo". Da quanto si dice sopra, il volume
delle Orationes quinque et septuaginta si potrebbe (dovrebbe?)
collocare nella sesta classe.
47
«Sequirur Quarta Classis, ad quam eam revocabimus quae
pertinent ad vitam et mores» (cfr. BB, p.239).
Questa quarta
classe è strettamente collegata con la quinta classe,
nel senso che i Commentari al de Republica, de Legibus
e a molte altre opere di Platone, che sono appunto collocate
nalla quinta classe, hanno diretti punti di contatto con i costumi.
Pertanto il seguente richiamo, che trascriviamo dalle Lucubrationes,
è quanto mai pertinente: «Atque hinc pulcherrima
se se tibi offeret ratio unde Platonis libros de Republica
et de Legibus aliosque multos (morales enim sunt ferme
omnes) in Oeconomicis, Ethicis, Politicis, perquam utiliter
congiungas [sic] cum Aristotele. Cum praesertim Platonicae
Philosophiae, ac Moralis in primis Methodus tibi (inter opuscula
seu Miscellanea invenies) commonstretur» (cfr. BB, p.
239). Si noti che dal Cum praesertim alla fine della
citazione è un'aggiunta di mano del Beni.
48
Cfr. BB, p. 100.
49
È qui interessante notare come il Beni a questo punto
benché in questa parte stia recensendo le sue
opere scritte in latino senta la necessità di
introdurre i Discorsi politici (e altre opere scritte
in italiano) che hanno precisa attinenza a questa classe. Dato
che queste opere appartengono alla settima classe, noi abbiamo
deciso di non elencarle qui, tanto più che l'autore,
nelle Lucubrationes, le include, giustamente, solo nella
classe delle opere scritte in italiano. Tuttavia, per l'importanza
che egli sembra assegnare particolarmente ai Discorsi politici,
ad anche per il lungo sunto che ci dà di ciascuno dei
dodici discorsi che li compongono, si è creduto opportuno
richiamare queste opere, qui, in nota. Il Beni si esprime in
questo modo: «Ego vero, dum Platonicum quoddam Aristotelicumque
opus de Vita et de Moribus urgeo, alicubi etiam Morale Platonis
libros in aciem educo Civiles hasce, vigilias Italice saltem
conscriptas propono atque offero: Discorsi politici accomodati
allo stato e governo deli Ottimati. Horum vero disputationum
ex Italica Oeconomia percipies quae est eiusmodi. Sommario et
ordine dei Discorsi politici ...[seguono tre pagine di
sommario]. A questi Discorsi s'aggiunge un libro di Argomrnti
politici, accomodati per formar Concioni o Renghe per uso
pur della Veneta Nobiltà et Aristocratia. E se così
porterà il bisogno e l'occasione s'aggiungeranno alcuni
discorsi importantissimi al servigio del veneto Dominio [il
riferimento è qui all'opera intitolata Della veneta
libertà ]. Le quali cose tutte pur si troveranno
nella nostra Bibliotheca in penna, e forse anco non sarà
discaro che a qualche tempo escano tutti in luce» (cfr.
BB, pp. 107 e 110). Per il sunto e per i titoli, vedi al vol.
VI delle opere in italiano e cfr. le nn. 69 e 70.
50
«Succedit Quinta Classe, quae in triginta distribuitur
lobros, qui quidem universam Naturalem atque Divinam Platonis
et Aristotelis continent Philosophiam, atque horum sane librorum
Oeconomia haec est» (cfr. BB, p. 239).
51
Di questi ternta libri, suddivisi in tre volumi, il Beni ci
dà un lungo sunto, alla fine del quale egli ci dice:
«Sic sane unico Volumine Moralis [cioè il vol.
VIII] , tribus Naturalis Atque Divina disponuntur et collocatuntur
[ voll. IX, X, XI]» cfr. BB., pp. 130-34, 239-242).
52
«Consequitur Sexta Classis, ad quam multa veluti miscellanea
revocamus» (cfr. BB, 242).Il Beni ci dice che la sesta
classe è composta dai voll. XII e XIII. Vedi nota 46.
52a
Si veda la
n. 16. Secondo quello che dice il Beni sembrerebbe che questo
volume faccia aumentare da 12 a 13 il numero dei volumi scritti
in latino ( «ad XIII enim volumina excreverunt»),
e quindi l'opera omnia dai venti ai ventun volumi (...
«uno et viginti voluminibus...» ). Vedi anche
le nn. 27, 32, 46 e 61. Per il contrario si veda la n. 11 (ma
forse durante la revisione questo punto era sfuggito al Beni
e quindi è rimasto non emendato).
53
«Nos in Baronii Annales, cum non dum prodiisent nisi sex
Tomi, Disputationem conscripsimus, vel potius laudationem, qua
docuimus qualem et quantam Ecclesiae utilitatem afferant Annales
isti ac sigillatim Theologiae studiosis, et per hanc occasionem
perfectum Theologum formavimus» (cfr. BB, p. 221).
54
Cfr. BB, p. 242.
55
Come è noto, il Beni pubblicò la Comparatione
di Homero, Virgilio e T. Tasso, in italiano nel 1607, e
poi di nuovo, ampliata, nel 1612. Evidentemente, prima della
stesura in italiano, aveva cominciato a scriverla in latino.
Cfr. BB, p. 242.
56
Cfr. BB, p. 242.
57
Quest'opera è scritta parte in latino e parte in italiano.
Nelle Lucubrationes si dice: «Actio Constantiniana,
quae latinas conciones habet multa, alioquin alterius ordinis
est, et ad Italicas Lucubrationes revocatur». Lì
infatti viene collocata tra gli opuscoli del VII volume delle
opere in italiano, che corrisponde al XX volume dell'opera
omnia.
58
Nella BB (p. 135) il Beni si esprime così «Invenies
atiam inter nostra manuscripta in fol. Damasij et Procli Theologiam,
seu illius partem aut compendium, geace tamen, quae tibi alicui
usui esse possint in Platonico campo: saltem hinc quousque pertingat
istorum industria Platonicorum animadvertas. Quod, si graece
nescias, ad Platonicam Francisci Patritij Philosophiam confugias,
quae maxime ex Damascio manavit at Proclo».
59
Correggendo le bozze delle Benianae Lucubrationes, il
Beni aggiunge, di propria mano, subito dopo il titolo, quanto
segue: «In qua etiam ad reliquos Platonis Dialogos sic
introducitur et instituitur lector, ut percommode illos peragrare
possit universos. Quanquam Platonicae Philosophiae ac Moralis
praecipue, methodus tibi in Opuscula seu Miscellanea commonstratur»
(BB, p. 242). Il Beni aveva tradotto Eutifrone in latino,
ad avrebbe anche voluto tradurre e commentare gli altri dialoghi
platonici. Infatti subito dopo il lungo sunto dei trenta libri
del Timeo (vedi n. 51) egli si esprime in questo modo:
«Eutyphronem quoque, qui Dialogus in Platone primus occurrit,
latine de graecis vertimus et commentariis explanamus. Idem
continenter [?] in caeteris Dialogis praestare optabam, sed
Aristotelicis publice occupatus triginta ab hinc annis, eiusmodi
cogitationem et cupiditatem deponere coactus sum, et vero utilius
fortasse operam, qualis qualis sit, locavi. Quandoquidem, Deo
bene iuvante, quod caput erat absolvi nimirum quae ad Naturalem
Divinamque istorum Philosophiam attinebant, ac Moralem et Politicam,
si non commentariis, compendio saltem et disputationibus quibusdam
illustravi. Quid si vita paulo produxerim longius, fortasse
introdutionem, quem appellant, ad Platonis doctrinam universam
literis consignabo. Hanc enim olim vix inchoatam, deserui publico
docendi munere Aristotelicae vero Poëticae commentarii
ad extremum, Platonis Poëticam in 4° Volum. eiusdem
Rhetoricam [ vedi sopra le nn. 38 e 43]; denique in Morali et
Naturali Philosophia illius decreta varia [vedi sopra la n.
51], et in Opusculis seu Miscellaneis conferre multa quae Platoni
illustrando plurium valent. It ut fortasse non inutiliter ea
consulantur» (cfr. BB, pp. 134-35).
60
«Nos quoque librum de Censuris Ecclesiasticis confecimus
aliquando, quem tamen vix fortasse ac ne vix quidem per aetatem
liceat nobis emendare et omnibus numeris absolvere. Manuscriptum
saltem relinquimus» (cfr. BB, p. 216).
61
La data tra parentesi si riferisce alle bozze della Benianae
Lucubrationes; per cui vedi sopra e cfr. la n. 8. Nelle
Lucubrationes il Beni si esprime così: «Beniana
Bibliotheca, in qua ex ordine disponuntur Libri, quibus Hebraicae
linguae, Graecae, Latinae, Italicae, cognitio commode paretur
prius, tum Historia, Poësis, Eloquentia, Moralis ac Naturalis
Platonis et Aristoteli Philosophia, una cum Mathematicis disciplinis
rite percipiatur , ac denique Divina Philosophia universa peragretur
ac perdiscatur. Ita quidem, quoniam unico item Volumine Miscellanea
isthaec conclusimus omnia, ex Latinis, quas commemoravi, scriptionibus,
duodecim integra aut tredecim extabunt Volumina» (cfr.
BB, p. 242). Da notare che l'espressione aut tredecim
è un'aggiunta, di mano dell'autore, alle bozze (vedi
anche, sopra, la n. 46).
La BB, preparata come si è.detto nel 1623 e riveduta
nel 1624, fu mandata dal Beni, in questo stesso anno, alla Matiniana.
Questo ultimo volume della Miscellanea doveva quindi essere
pubblicato a Padova.
62
«Iam vero in septimam seu postremam classem monumenta
Italiae conscripta atque illa quidem iustis octo voluminibus
disposita evocatur» (cfr. BB, p. 243). Per gli otto volumi
delle opere in italiano abbiamo deciso, di preferenza, di ricominciare
la numerazione. Allo stesso tempo aggiungiamo in parentesi anche
la continuazione della numerazione totale..
63
Diamo il titolo come appare scritto dal Beni su un foglietto
incollato sopra la penultima pagina delle bozze delle Lucubrationes,
su cui l'autore indica, in breve, anche i titoli degli altri
volumi. Inoltre, indichiamo il Commento come inedito
perché la prima ediz. padovana, edita dal Bolzetta nel
1616 e comprendente i soli primi dieci libri della Gerusalemme,
non fu riconosciuta dall'autore, come il Beni stesso dichiara
nella dedicatoria dell'opera completa, a Urbano VIII. Egli si
esprime in questo modo: «... Oltre l'aver io commentato
etiandio i dieci ultimi canti, con applicare e far più
chiari i primi dieci già commentati, vi ho aggiunto copiosissima
Tavola la quale era molto desiderata: che però in questa
seconda edizione il mio Commento riesce per ogni parte intero,
laddove il primo, che a me fu involato ed a mio nome frettolosamente
stampato e dedicato, non vien riconosciuto da me per parto maturo»
(cfr. P. Serassi, La vita di T. Tasso, 3a
ed., a c. di Cesare Guasti, II, Firenze 1858, pp. 394-95). Il
Commento doveva uscire a Padova in più parti.
La pima parte, di 727 pp. comprendente secondo quello
che ci dice il Serassi i soli primi cinque canti, con
la dedicatoria a Urbano VIII, uscì presso Gasparo Crivellaro,
in 4°, nel 1625. Purtroppo per la morte dell'autore, di
questa prima parte se ne stampò solo qualche esemplare.
Il Serassi fu fortunato di possedere quello che, come egli stesso
dice, fu "forse l'unico esemplare" in esistenza di
questa edizione parziale (cfr. P. Serassi, cit., p. 349). Purtroppo
la segnalazione del Serassi sembra sia sfuggita a tutti gli
studiosi della bibliografia del Beni.
64
Anche qui trascriviamo il titolo, in breve, come appare nelle
Benianae Lucubrationes (cfr. BB, p. 243). Come è
noto, la prima edizione della Comparatione risale al
1607. Quella del 1612 è la seconda edizione, aumentata
di tre discorsi riepetto alla prima, ed ha in seguente titolo:
Comparatione di Torquato Tasso con Homero e Virgilio: insieme
con la difesa dell'Ariosto paragonato ad Homero. Opera sommamente
necessaria a chi brama poetar regolarmente con lode ...,
Padova, in casa & a spese dell'autore, per B. Martini, 1612.
Per la pubblicazione della Comparatione con l'aggiunta
della Vita del Tasso, il Beni sembra darci la data del
1616 (cfr BB, p. 260) che trascriviamo sopra, ma con un punto
interrogativo, poiché dalle nostre ricerche non siamo
riusciti a trovare quest'opera in nessuna biblioteca, né
a trovarne fatta menzione dai suoi diversi bibliografi. Il Beni
si esprime in questo modo: «Noi habbiamo preso cura di
esporre questo Poeta [ il Tasso] e di rispondere alle oppositioni
che li vengon fatte, mostrando l'eccellenza di questo Poeta
tanto nell'inventione e dispositione, quanto nella frase ed
elocutione, sì come potrà veder ciascuno
nella nostra Comparatione del Tasso con Homero e Virgilio e
nel Commento sopra la Liberata. La Comparatione è stampata
in Padova, in 4°, 1616».
65
Questo terzo volume delle opere in italiano comprende «Il
Paragone della lingua italiana diviso in quattro parti
con l'aggiunta del Cavalcanti, over difesa di detto Paragone»
(cfr. BB, p. 243).
66
Questa edizione è in tre parti. La seconda parte è
la ristampa della Orazione di Lionardo Salviati, nel quale
si dimostra la Fiorentina favella, & i Fiorentini autori
essere a tutte l'altre lingue, così antiche come moderne,
e à tutti gli altri scrittori di qual si voglia
lingua di gran lunga superiori, che il Salviati aveva pubblicato
in Firenze nel 1564. La ragione per cui il Beni ristampa l'Orazione,
vecchia ormai di mezzo secolo, è soprattutto per comodità
del lettore, dato che il Cavalcanti è, tra l'altro,
un attacco frontale contro l'opera del Salviati. La terza parte
dell'edizione contiene le Rime varie del Beni, pubblicate
anche separatamente. Noi le elenchiamo, di preferenza, altrove
poiché non hanno molto a che fare con questo volume,
se non per il fatto che, nella finzione, furono "raccolte
e date in luce dal Cavalcanti"!
67
Nell'elenco scritto a penna su quel foglietto cui si è
accennato sopra alla n. 63, il Beni dice: «Un volume di
lettere, nelle quali si spiegano materie curiose e belle».
Il titolo, come lo diamo sopra, è tratto da p. 289 della
BB. Il Beni elenca il genere epistolare sotto la categoria della
"Filosofia morale", esprimendosi in questo modo: «E
quà ridurremo molti volumi di Lettere, perché
se ben servono alla Lingua et all'Eloquenza, tuttavia per abbracciar'
ordinariamente materie civili o domestiche e familiari et in
somma pertinenti a gl'Officii e bisogni della vita, con molta
convenienza si riducono a i Morali» (cfr. BB, p. 288).
68
Diamo il titolo come appare dal ms. che si conserva presso la
Biblioteca dell'Università di Padova. Nell'elenco a penna
l'autore dà un titolo più conforme al contenuto
di questa sua opera, cioè Trattato della libertà
della Republica Venetiana e Risposta all'Invettiva dello Squitineo
(cfr. BB, p. 243).
69
Opera costituita da dodici "discorsi" di cui il Beni
dà un lunghissimo sommario in BB, pp. 107-110.
70
Come si è detto a n. 49, al sunto dei Discorsi Politici
il Beni aggiunge quanto segue: «A questi Discorsi
s' aggiunge un libro d'Argomenti politici, accomodati per formar
Concioni o renghe per uso pur della Veneta Nobiltà et
Aristocratia», cui segue un accenno al trattao Della
Veneta LibertàI, con l'espresso desiderio che tutti
questi lavori possano un giorno uscire "in luce" (BB,
p. 110, e sopra n. 49).
71
Nell'elenco si dice: "Opuscoli, cioè...", e
segue la lista numerata dal 1° al 4°, come sopra. Per
l'ultimo numero, si veda la n. 74.
72
Parlando della Platosofia del Gesualdo come opera che
«appartien propriamente alla memoria artificiale»,
il Beni aggiunge: «Noi di quest'Arte della memoria locale
ragioniamo in un Trattato che pur troverai tra le nostre opere
volgari o italiane» (cfr. BB, p. 279).
73
Nella BB (p. 274) si dice: «E quà mi giova di ridurre
la mia Attione Constantiniana, poiché se ben contiene
alcune latine Concioni, nondimeno è pena di madrigali
et altri versi italiani. E però tra gli opuscoli si trova».
74
Nella lista del vol VII, l'Apologia allo "Scenofilico"
e quella al Summo vengono elencate unitamente, al 4° posto,
con L'Apologia al Summo et allo Scarano, con la giunta dei
Trattati donde son nate l'Apologie. Noi le elenchiamo separatamente
per le ragioni che saranno evidenti in questa nota e nella seguente.
L'edizione padovana della Disputatio in qua ostenditur
... (cfr. sopra, vol. III delle opere in latino e n. 40)
rifocillò una vecchia polemica cui parteciparono Faustino
Summo e Luigi Scarano, quest'ultimo con il suo Scenophilax
dialogus in quo tragoedis at comaedis antiquus carminum usus
restituitur, recentiorum quorundam iniuria interceptus...
(Venetiis 1601). Il titolo dell'Apologia allo Scenofilico
del Beni deriva dal titolo di questo trattato dello Scarano.
Lo Jacobilli (Catalogus Scriptorum Provinciae Umbriae,
p. 217), seguito dal Mazzacurati, elenca quest'opera come "edita".
senza però dare né il luogo, né la data
di pubblicazione. Il Mazzuchelli (Scrittori d'Italia,
II, 2, p. 848) ritiene che questa apologia non fosse mai stata
stampata. Ed infatti né nell'elenco di cui sopra, né
altrove nella BB si trova un minimo cenno da parte del Beni
che indichi un'edizione di quest'opera.
75
Fauso Summo entra nella disputa in difesa del metro e particolarmente
contro il Beni nel 1601 con un trattatello di una ventina di
pagine dal titolo Risposta in difesa del metro nelle poesie,
et nei poemi, et in particolare nelle tragedie e commedie ...
contra il parere del m. r. sig. Paulo Beni (Padova 1601).
Questa edizione padovana venne ristampata poi, nello stesso
anno, nell'ediz. vicentina dei suoi Due Discorsi ...
che appartengono al dibattito sul Pastor fido, e di cui
il Beni possiede una copia nella sua biblioteca (cfr. BB, p.
273). In mancanza di indicazioni più precise da parte
del Beni, è difficile dire se nella Apologia al Summo
egli, oltre ad affrontare la questione dei versi nelle commedie
e nelle tragedie, tratti anche specificamente del problema intorno
al Pastor fido. Nel suo elenco a penna che corregge le
bozze, cui si è accennato sopra, egli purtroppo tralascia
di includere le sue opere concernenti la disputa con il Malacreta
sull'opera del Guarini che dovrebbero figurare in questo luogo.
Noi abbiamo cercato di rimediare aggiungendole alla fine dei
volumi delle opere in italiano. Per cui rimandiamo il lettore
all'Addenda e alla nota relativa. Il Summo era entrato
nella disputa sul Pastor fido già dal 1600 con
l'ultimo dei suoi dodici Discorsi politici, che il Beni
puntualmente conosce e di cui ha una copia nella sua biblioteca.
76
Nella BB (p. 243), si dice: «L'ultimo Tomo contiene dieci
Opuscoli, i quali son questi ...». Segue l'elenco numerato.
77
Cfr. BB, p. 243. Altrove nella BB (a p 286) il Beni dà
il seguente titolo ampliato: Discorsi sopra l'impresa di
Ferrara et altre occorrenze per tutto l'Anno Santo, 1600;
per cui sembrerebbe che egli avesse fatto ristampare i Discorsi
con delle aggiunte per l'occasione dell'anno santo. Tuttavia
non è chiaro se la cifra "1600" qualifichi
l'anno, oppure si riferisca alla data di pubblicazione. pertanto,
dato che titolo non appare nell'elenco, si è preferito
trascriverlo solo in nota. Per quanto riguarda poi l'edizione
del '98, dobbiamo notare che, nonostante le nostre varie richerche,
non abbiamo riscontrato alcuna menzione nei bibliografi del
Beni. .
78
Cfr. BB, p. 238. Si tratta di due discorsi in un volumetto di
78 pp., il primo stampato da G. Facciotto e il secondo da N.
Muzi.
79
Questo ms., insieme ai Discorsi Politici, alla Veneta
Libertà ed alla Beniana Bibliotheca, si trovava,
secondo e ai tempi del Tomasini, nella Biblioteca dei Frati
Regolari detti Teatini di Padova. Lo Jacobilli dice che i Discorsi
Politici e Della Veneta Libertà furono lasciati
dal Beni all'Ambrosiana, dove si trovavano sempre secondo
lo Jacobilli manoscritti. Il Mazzuchelli afferma che
il Della Libertà Veneta (sic) era, ai suoi
tempi, "maoscritto nella Libreria Regia di Parigi nel Cod.
segnato del num. 9963". È chiaro che il Mazzuchelli
qui si riferisce alla seconda copia autografa che è oggi
posseduta dalla Biblioteca Nazionale di Parigi.
80
Diamo i titoli di alcune opere che mancano nell'elenco a penna
di cui sopra, ma che si trovano menzionate altrove nella BB.
81
Cfr. BB, p. 273.
82
Vedi., sopra, la n. 66.
83
Del Beni è solamente la lettera-proemio a questo volume
dell' "Eccellenza del Ricame". Nella BB si dice «Il
Beni in lode de' Ricami: dove questi per rappresentar la pittura
e la scultura insieme, vengono anteposti all'una e l'altra»
(cfr. p. 274 ed anche 294).
84
In questo volume di autori vari, messo insieme in occasione
del dottorato conferito dallo Studio a Giuseppe Spinelli, a
detta del Beni, «vi sono molti versi de' nostri volgari
e latini» (cfr. BB, p. 263).
85
Il che abbiamo intenzione di fare in una prossima ricerca dedicata
esclusivamente a questo problema.
86
Il testamento originale si conserva nell'Archivio di Stato di
Gubbio, Fondo Armanni, II-D-27. Fu steso dal Beni "nell'anno
sessantesimo nono" della sua età, "a dì
p° 8bre 1621 in Padova". Particolare anche questo importante
per confermare che il Beni nacque nel 1552. Si veda anche P.
Beni, L'Anticrusca, Parte II, III, e IV. testo inedito
a c. di G. Casagrande, Firenze 1982, pp. xi-xii.
87
Nonostante il fatto, come si è accennato sopra, che il
Beni affermi che gli era stata "imbolata" e che la
considerava come "parto immaturo" (vedi spra,. n.
63).
88
Vedi sopra nelle opere in latino i voll. IX, X, XI e la nota
relativa.
89
Cfr. Testamento, cit., pp. 2-3.
90
Cfr. Paolo Beni, L'Anticrusca, Parte II, II, IV. Testo
inedito a c. di G. Casagrande, Firenze 1982, pp. LIX-LXI.
91
Si tratta del cod. 412. Di recente questo ms. è stato
oggetto di studio da parte di E. Landoni la quale ne ha dato,
prima, una breve descrizione, e poi una specie di sommario (cfr.
rispettivamente, "A proposito della vita e delle opere
di Paolo Beni", in «Istituto Lombardo: Rend.
Lett.», 113, 1979, pp. 27-34; e "Sul manoscritto
Della veneta libertà di Paolo Beni",
in «Libri e documenti. Archivio storico e civico e biblioteca
trivulziana», 3, 1981. Un punto particolare del ms. è
servito a Paul B. Diffley come conferma della propria tesi,
intesa giustamente a rivendicare la nascita eugubina del Beni
(cfr. P. B. Diffley, "A note on Paolo Beni's Birthplace",
in «Studi secenteschi», XXIV (1983), pp. 51-55 e,
in particolare, n. 16.
92
G. M. Mazzuchelli, Gli scrittori d'Italia, II, 2, Brescia
1760, p. 848.
93
Come si può dedurre dal timbro d'entrata.
94
Ph. Tomasini, Bibliothecae Patavinae manuscriptae, Patavii
1650, pp. 81-82.
95
Come si è indicato sopra, la stesura del testamento originale
risale all'anno 1621.
96
Cfr., sopra, n. 49.
97
Cfr., sopra, n. 79
98
Sembra che il Tomasini abbia maneggiato direttamente questi
manoscritti conservati allora nella Biblioteca dei Teatini poiché
li descrive "cartacei e in folio". E tali sono i due
mss. a noi noti.
99
Pertanto tutti coloro, antichi e moderni, che hanno dato la
descrizione di questo codice hanno errato di un secolo nell'assegnarlo
all'inizio del sec. XVIII.
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