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1.
INTRODUZIONE
Tra
i codici di provenienza Morelli che si conservano nella Biblioteca
Marciana vi è un importante manoscritto di Paolo Beni che
s'intitola Beniana Bibliotheca1. Questo manoscritto, che fu
uno degli ultimi scritti che uscirono dalla penna del Beni, è
importante per varie ragioni. In primo luogo perché è
una specie di catalogo ragionato della biblioteca di un insigne
umanista , quale fu il Beni, a cavallo tra il Cinque e Seicento;
un catalogo, cioè, dei libri che egli era venuto accumulando
prima e durante il periodo del suo professorato nello Studio padovano2. In secondo luogo, perché
questa sua ultima opera è intesa a rappresentare una biblioteca
ideale, e quindi un curriculum studiorum, per chi voglia
incamminarsi ed avanzarsi nelle arti liberali e nelle scienze.
In terzo luogo luogo che è qui per noi di massima
importanza perché essa è indispensabile non
solo per ricostruire tutto il corpus degli scritti di questo autore,
ma anche e soprattutto per chiarire e scioglire quel nodo
della sua bibliografia che ha trattenuto e spesso confuso i suoi
vari biografi e bibliografi: cioè la refusione e raccolta
della propria produzione letteraria in quella opera omnia in
unum corpus collecta cui egli dette inizio, come vedremo,
nel 1621 e per cui lavorò assiduamente durante gli ultimi
tre anni della sua vita3.
Ordinata
in modo sistematico, per materie, la Beniana Bibliotheca (BB)
è divisa in due parti: la prima, che occupa le prime 232
pagine del ms., elenca e descrive i libri scritti in latino4; la seconda, quelli scritti
in italiano. Questa seconda parte va da pagina 245 fino alla fine,
cioè fino a pagina 3005. Tra queste due parti sono state
inserite dal Beni stesso dodici pagine di bozze tipografiche che
erano state stampate in Padova, nella Martiniana, quando l'autore
aveva 69 anni, nel 16216, benché il frontespizio
rechi la data "Patavii, Anno MDCXXII".
Queste
pagine a stampa, inserite tra le due parti della BB, non rappresentano
l'unica tiratura fatta dalla Martiniana, poiché mi è
accaduto di vederne un'altra copia che fu già proprietà
di Ludovico Jacobilli, uno dei primi biografi del Beni, e che
oggi si conserva nella Biblioteca del Seminario vescovile di Foligno7. Tuttavia il ms. della Marciana
può, in un certo senso, considerarsi come l'unico esemplare
poiché esso rimase nelle mani del Beni per ben tre anni,
e fu l'esemplare su cui egli appose di propria mano delle aggiunte
e delle correzioni. Tra queste correzioni c'interessa, per ora,
particolarmente notare il cambio della data del frontespizio all'anno
MDCXXIV8. A
tre anni di distanza dalla stampa ed avendo ora deciso di inserire
queste pagine nella BB, il Beni dovette cambiare la data per conformarsi
a questo manoscritto che egli aveva steso l'anno avanti, cioè
nel 1623, e che era venuto emendando ed integrando durante il
1624.
Siamo
all'ultimo anno della vita del Beni. Libero ormai dagli impegni
universitari9, il 1624 e i due o tre anni
precedenti sono anni di intenso lavoro di riorganizzazione delle
sue opere per quello che doveva essere il coronamento finale della
sua vita: la pubblicazione di quell'opera omnia cui, come
s'è detto, egli aveva dato inizio già dal 162110 e di cui erano ormai usciti
diversi volumi.
Nell'organizzazione
e distribuzione dei cento, o centun, libri che dovevano costituire
il corpus dell'opera omnia11, la BB doveva essere proprio
l'ultimo libro del vol. xiii, cioè l'ultimo libro dell'ultimo
volume delle opere scritte in latino. In tal senso veniva ad occupare
un posto centrale nella produzione letteraria del Beni, poiché
la seconda parte di quest'opera, che recensisce i libri italiani
della sua biblioteca e che è quindi scritta in italiano,
è preceduda da queste pagine a stampa, le ultime delle
quali elencano le opere del Beni scritte in italiano. In altre
parole, queste pagine a stampa possono considerarsi come un'introduzione
alle sue opere in volgare, cioè al volume xiv dell'opera
omnia che costituisce il primo volume delle opere in italiano
cui il Beni assegna il ponderoso e "compìto"
Commento alla Gerusalemme Liberata del Tasso12. Ma c'è di più.
Il Beni che conosceva benissimo e che aveva una visone quanto
mai moderna della storia della lingua e della letteratura italiana,
è chiaramente consapevole dell'importanza che ormai ha
acquistato il volgare in relazione al latino. Egli quindi consiglia
il giovane che si accinge allo studio delle arti e delle scienze
ad iniziare il suo cammino proprio dalle opere scritte in italiano13. E ciò nonostante il
fatto che nella BB le opere siano presentate secondo uno schema
diacronico generale in cui quelle sono anteposte a queste. È
lecito quindi supporre che queste pagine a stampa, stese nel 1621,
nell'anno cioè in cui il Beni cominciò a raccogliere
i suoi lavori in opera omnia, siano state scritte allora
con l'intento preciso di essere adibite come introduzione a quella
raccolta. Del resto alcune espressioni ivi usate dall'editore
rendono questa supposizione pressoché certa14. Se così è, il
titolo generale della raccolta doveva forse essere Benianae
Lucubrationes che è appunto il titolo di queste pagine.
Si dice "generale" perché nel frontespizio le
opere vengono suddivise in quattro grandi categorie; le prime
tre riservate alle opere in latino15 e la quarta a quelle in italiano,
nel modo e con i rispettivi titoli seguenti:
I. Pauli
Benii Eugubini ad Historiam ad Poësim, ad Eloquentiam ...
Institutio.
II. Eiusdem Naturalis omnis atque Divina Platonis et Aristotelis
Philosophiae ... Explicatio.
III. Eiusdem Morales Disputationes et Praeceptiones ex Platone
et Aristotele.
IV. His Italica Monumenta: quae tum Historica, Poëtica,
Oratoria, Moralia continent multa, tum ad Italicam Linguam et
Orationes ... instituunt.
Nell'introduzione,
poi, queste quattro categorie vengono ulteriormente suddivise
secondo una prospettiva di sentore prettamente umanistico che
comprende cento libri in ventun volumi16, e che si estende in un arco
che va dalla storia (un volume) alla poetica (tre volumi), dalla
retorica (quattro volumi) all'etica ed economia politica(un volume),
dalla folosofia naturale e divina (tre volumi) ad un ultimo volume
di miscellanea latina che spazia in diverse direzioni e che include,
come ultimo libro, la stessa BB, la quale, per le sue due ultime
parti cui si è accennato sopra, funge da vero e proprio
ponte all'ultima delle sette ripartizioni che il Beni chiama
"classi" comprendente le opere scritte in lingua
volgare. Questa settima classe, in otto volumi, si dipana in un
reticolato che non solo si riallaccia alle discipline trattate
nelle opere in latino, ma che si dirama anche in una profonda
disamina del patrimonio linguistico italiano e delle più
o meno recenti opere lessicografiche impegnate a raccoglierlo.
È
da questa prospettiva ed in tale ordine che vanno elencati i lavori
che il Beni accoglie nell'opera omnia, come del resto egli
stesso aveva stabilito nelle Benianae Lucubrationes e come
poi venne reiterando, sia nella prima come anche nella seconda
parte della BB. Purtroppo la morte, che egli già presentiva
mentre stava stendendo questo suo ultimo lavoro17, gli impedì di vedere
in luce, nell'opera omnia, alcuni di quei suoi lavori che
aveva a suo tempo resi pubblici, come molti altri che, ancora
inediti, avevano già ottenuto l'imprimatur e i vari
requisiti necessari per la pubblicazione18.
Qui
ci si potrebbe chiedere come mai l'introduzione venisse stampata
a Padova, mentre i primi volumi dell'opera omnia uscivano
a Venezia. La risposta, credo, va ricercata nel fatto che il Beni,
già prima del 1621, aveva deciso di raccogliere le sue
opere e come ci dice l'editore alla fine di quell'introduzione
uscire con una nuova edizione, come si è detto,
in ventun volumi. Alcuni di questi volumi dovevano stamparsi a
Venezia, altri in Padova. Così, ad esempio, i volumi
In Platonis Timaeum ( che sono i voll. IX, X e XI della raccolta)
vennero stampati a Padova nel 1624, mentre i due volumi che contengono
i Commentari alla Retorica di Platone, uscirono, come ci
dice lo stesso Beni che per di più li ordina (ed
è questo un particolare assai importante) come i voll.
VI e VII della raccolta a Venezia, anch'essi nel 162419.
Certo,
questo di pubblicare in due luoghi poteva facilmente generare
confusione, come infatti accadde. Così, per esempio, alla
fine dei Commentarii in M. T. Ciceronis Pro Lege Manilia, pubblicati
a Venezia dal Guerilio, nel 1624, si legge: Finis totius voluminis
sexti20. Ma questo contraddice all'ordinamento
dei volumi sulla Retorica di Platone che, come si è
detto sopra, il Beni stesso aveva stabilito come VI e VII dell'opera
omnia. Tuttavia il colophon di questo volume veneziano del
Guerilio è per noi significativo poiché non ci conferma
l'affermazione tramandataci dal Mazzuchelli, su fede di Pieter
Gosse, il Vecchio21, che l'opera omnia del
Beni, pubblicata a Venezia dal 1622 al 1624, era in cinque volumi,
poiché il commento beniano alla Maniliana di Cicerone
era proprio una delle opere annoverate dal Gosse nei cinque volumi
da lui descritti. Purtroppo il Gosse non era ben informato sul
numero dei volumi; non era a conoscenza dei due volumi sulla Retorica
di Platone, né di quel primissimo volume veneziano dal
titolo An sive Actori sive Reo che, a dire il vero era
in un certo senso sfuggito allo stesso Beni che non lo aveva incluso
nelle Lucubrationes22. È chiaro, però,
che il Guerilio stesso considerava le Orationes quinque ac
septuaginta ed il commento alla Maniliana come
volume VI della raccolta, poiché la prima edizione del
commento alla Retorica di Aristotele era uscita, in due
volumi, nel 1622, e non nel 1624, come è stato dedotto
dalla data errata del 1524 che appare in quella edizione. Il problema
è semplice, ma sarà bene insistervi per chiarire
un paio di punti. In realtà, nel 1624 il Beni pubblicò
una nuova edizione di quell'opera nuova perché vi
aggiunse una parte sulla retorica di Platone23 in due tomi, ma in un
unico volume. Così si capisce perché il Gosse, che
non conosceva la prima edizione, parli di cinque volumi e non
di sei. E così si spiega anche come dal Mazzuchelli in
poi si è asserito che i Commentari alla retorica
di Aristotile siano del 162424.
Ora,
avendo il Beni assegnato due volumi al suo commento alla Retorica
di Aristotile, e altri due volumi il VI e il VII della
raccolta al commento alla Retorica di Platone, ed
avendo stabilito già dal 1621 che quelle opere che appartengono
alla terza classe della raccolta, cioè alla classe riservata
a quegli scritti in latino pertinenti all'eloquenza, siano raccolte
in quattro volumi25, sembra chiaro che non abbiamo
altra scelta che quella, per così dire, di subannettere
il commento alla Maniliana di Cicerone e le Orationes
quinque ac septuaginta ai quattro volumi di cui sopra, come
del resto ci dice lo stesso Beni per bocca del direttore della
Martiniana, la casa editrice padovana che, come si è detto,
stava pubblicando le Benianae Lucubrationes26. Pertanto, tenendo presente
che il tomo delle Orationes è in due parti, la terza
classe che raccoglie gli scritti latini sull'eloquenza27, viene ad essere costituita
da sette parti in quattro volumi28.
Ad
ogni modo, tornando a quelle dodici pagine di bozze che, come
si è giá detto, erano state concepite nel 1621 come
introduzione all'opera omnia, il Beni decide ora, dopo
due anni dalla loro stesura, di usarle come catalogo delle sue
opere. Di ciò egli ce ne rende edotti proprio nell'introduzione
alla BB e, come se questo non bastasse, anche poco dopo il suo
inizio, là dove menziona che la raccolta delle sue opere
latine ha raggiunto il trentesimo volume, e che tutti questi volumi,
oltre a trovarsi nella propria biblioteca in cui si conservano,
emendatissimi, gli esemplari29 si possono anche reperire,
stampati in folio, presso il Guerilio in Venezia: Denique si
quid emolumenti afferre tibi possent ad latinitatem monumenta
nostra reliqua, illud tibi capere licebit ex illorum lectione
cum non modo in nostra bibliotheca condantur omnia, verum etiam
prostent apud Jo. Guerilium et alios, Venet., in folio, 1622 et
1623. Quin horum catalogus in hac tibi Bibliotheca occurret
ad extremum30.
Di
nuovo, ed infatti proprio alla fine della prima parte della BB,
il
Beni ci presenta queste dodici pagine delle Lucubrationes
come un catalogo della sua produzione, con le seguenti parole:
Iam vero nostrarum tibi lucubrationum, prout recepimus, catalogum
subijcimus, quo ad liberales doctrinas omnes comparandas, quasi
duce, utaris. Continet enim germanam doctrinam ingenuarum encyclopaediam,
qua veluti per gradus ad sursum ordinate pervenias31.
A
conclusione di questo preambolo, converrà dunque ripetere
e sottolineare quello che si è già accennato sopra:
cioè che la bibliografia delle opere del Beni dovrà
necessariamente seguire la falsariga da lui tracciata in quelle
pagine di catalogo, poiché esse indicano con estrema chiarezza
quei diversi nuclei d'interesse nella multiforme produzione di
questo autore, oggi purtroppo dimenticato e misconosciuto.
2. LE OPERE32
PRIMA
CLASSE: STORIA33
VOL.
I
| 1622 |
De
Historia libri quatuor.
In 4°, Venet., 1611; et in fol., Venet., 162234
|
| |
|
| 1622 |
In
Sallustii Catilinariam Commentarii: in quibus proposita Historia
sic explicatur, ut uno eodemque tempore historica praecepta
traduntur, et cum exemplis et usu coniugantur. Denique ratio
et via ostenditur, qua historia tum intelligenter evolvi tum
recte deiudicari, tum pro dignitate scribi tum ad publicam
privatamque utilitatem referre possit. Quae omnia iis etiam
utilia fore speramus qui Latinitatem adamant et Elegantiam.
Venet., in fol., 1622; et in 5°, 161235. |
| |
|
| 1622 |
Iugurthinum
Bellum.
Venet., in fol. |
| |
|
| 1622 |
Annuae
litarae
Venet., in fol., |
| |
|
| 1622 |
Quid
de Historia senserit Plato.
Venet., in fol.36 |
SECONDA
CLASSE: POETICA37
VOL.
II
| 1622 |
In
Aristotelis Poëticam Commentarii: quibus centum Poëticae
Controversiae interponuntur et de Poësis Aristoteleae
que Poëticae praestantia proponitur disputatio.
Accessit Platinis Poëtica 38
Venet.,
in fol.
|
VOL.
III
| 1622 |
In
P. Virgilii Maronis Aeneidem Commentarii. Quibus Authoris
sententia explanatur et illustratur passim. Heroici Poëmatis
artificium agnoscitur et cum Aristotelae Poëticae
praeceptis coniungitur. Eiusdem Poëmatis condendi ratio
legibus ac documentis ex ordine promulgatis ostenditur. Aeneis
cum Odyssea et Iliade comparatur: simulque demonstratur quantopere
Homerum Virgilius superavit.
Venet., in fol. 39 |
| |
|
| 1622 |
Disputatio
in qua ostenditur praestare Comoediam atque Tragoediam metrorum
vinculis solvere: nec posse satis, nisi soluta oratione, aut
illarum decorum aut dignitatem retineri; aut honestatem inde
voluptatem solidamque utilitatem percipi.
Venet., in fol.; et Patavii, in 4°, 1600 40 |
TERZA
CLASSE: RETORICA41
VOLL.
IV e V
| 1622 |
In
Aristotelis Rhetoricen Commentarii. In quibus Aristotelis
praecepta non modo copiose declarantur, ac Centum Oratoriis
Controversiis interpositis illustrantur, verum etiam cum Platone
in decretis multis, cum M. Tullio in toto dicendi artificio
conferuntur. Cum duplice Indice, Controversiarum uno, rerum
memorabilium altero. Quae omnia habetur cum Graeco codice
ac Latina interpretatione gemina.
Venet., in fol.. In dua volumina 42 |
VOLL.
VI e VII
| 1624 |
Platonis
Rhetorica ex eius Dialogis excerpta.
Venet., in fol. In dua volumina 43
|
| |
|
| 1624 |
In M. Tullii Ciceronis Orationem pro Lege Maniliana, seu de
Pompeio Imperatore deligendo Commentarii. In Quibus sic explicatur
praeclarissima haec Oratio, ut uno eodemque tempore Eloquentiae
praecepta observentur, et, Cicerone Authore ac Duce, cum usu
coniungantur.
Prostat apud Guerilium, Venet. 44 |
| |
|
| 1624 |
In M. Tullii Ciceronis Orationes pro Archia, M. Marcello
et in Pisonem Argumenta et Notationes.
Venet., in fol.45 |
| |
|
| 1624 |
Orationes quinque et septuaginta. His accesserunt Epistolae
et praefationes pro variis occasionibus conscriptae, necnon
Elogia, Epitaphia et carmina quaedam.
Venet., in fol.46 |
QUARTA
CLASSE: VITA E COSTUMI47
VOL.
VIII
| 1622 |
In
Aristotelis Ethicam, Politicam, Oeconomicam Commentarii et
Notationes.
Venet., in fol.48 |
| |
|
| [ined. |
Discorsi
politici, ecc.] 49 |
QUINTA
CLASSE: FILOSOFIA NATURALE E DIVINA50
VOLL.
IX, X, XI
| 1624 |
In
Platonis Timaeum seu in Naturalem omnem atque Divinam Platonis
et Aristotelis Philosophiam Decade tres.
Romae, in 4°, 1594; e poi 1605; Patavii, in fol. 51 |
SESTA
CLASSE: MISCELLANEA52
VOLL.
XII e XIII
| 1622 |
An
sive Actori sive Reo in universam Oratori ingenio liceat in
Judicijs et Conscionibus affectus concitare ac Iudicum animos
flectere et permiscere.
Romae, in 4°, 1594; et Venet., in fol.52a |
| |
|
| 1596 |
De
Baronii Cardinalis Annalibus Disputatio.
Romae, in 4° 53 |
| |
|
| ined. |
In
Scipionis Somnum ex Sexto Ciceronis de Republica Commentarii
54 |
| |
|
| ined. |
Homeri,
Virgilii ac Torquati inchoata Comparatio 55 |
| |
|
| ined. |
Procli
in Platonis Timaeum liber primus aliqua ex parte, secundus
totus latine de Graecis conversus 56 |
| |
|
| ined. |
Actio
Constantiniana 57 |
| |
|
| ined. |
Damasii
et Procli Theologia 58 |
| |
|
| ined. |
Eutyphronis
Platonici latina interpretatio et copiosa explanatio 59 |
| |
|
| ined. |
De
Censuris Ecclesiasticis 60 |
| |
|
| ined. |
Beniana
Bibliotheca 61 |
SETTIMA
CLASSE: OPERE IN ITALIANO62
VOL.
I (XIV)
| ined. |
Il
Commento sopra il Goffredo o Hierusalemme liberata di Torquato
Tasso. Dove, oltre essersi compìto il Commento, vi
si è aggiunta copiosa tavola.
[1a parte, Padova, in 4° , 1625] 63 |
VOL.
II (XV)
| 1612 |
La
comparatione del Tasso con Homero e Virgilio: e dell'Ariosto
con Homero.
Padova, in 4° |
| |
|
| 1616?. |
[come
sopra] Ove si è aggiunta la Vita del Tasso, con
orationi Funebri et Epitafio.
Padova, in 4°. 64 |
VOL.
III (XVI)
65
| 1622 |
L'Anticrusca,
overo il Paragone dell'italiana lingua, nel quale si mostra
chiaramente come l'antica sia inculta e rozza e la moderna
regolata e gentile.
[Parte 1a] Padova, in 4°, 1612 e 1613. |
| |
|
| [1982 |
L'Anticrusca.
Parte II, III, IV.
Testo inedito a c. di G. Casagrande. Firenze]. |
| |
|
| 1614 |
Il
Cavalcanti, overo la difesa dell'Anticrusca; di Michelangelo
Fonte ... Opera piacevolissima, & a studiosi di purgato
e vago italiano stile utilissima.
Padova, in 4° 66 |
VOL.
IV (XVII) 67
| ined. |
Lettere
a varii personaggi et in ogni genere. |
VOL.
V (XVIII)
| ined. |
Della
Veneta Libertà 68 |
VOL.
VI (XIX)
| ined. |
Discorsi
politici accommodati allo Sato e governo degl'Ottimati
69 |
| |
|
| ined.
|
Argomenti
politici accomodati per formar Concioni o Renghe per uso della
Veneta Nobiltà et Aristocratia 70 |
VOL.
VII (XX) 71
| ined. |
1°
Avvisi per ben comporre in prosa e in rima. |
| |
|
| ined. |
2°
Trattato della memoria locale e modo d'acquistarla
72 |
| |
|
| ined |
3°
Attion Constantiniana. Poema drammatico e vario 73 |
| |
|
| ined |
4°
Apologia allo ["Scenofilico" dello] Scarano
74 |
| |
|
| ined |
Apologia
al Summo 75 |
VOL.
VIII (XXI) 76
| 1598 |
1°
Discorsi sopra l'impresa di Ferrara. [Roma] 77 |
| |
|
| 1599 |
2°
Discorsi sopra l'inondazione del Tevere. Roma, in 4°
78 |
| |
|
| ined. |
3°
Oratione al Re di Francia. |
| |
|
| ined. |
4°
Oratione del Blessio a Clemente VIII. |
| |
|
| ined. |
5°
Oratione al Cardinal Vendramino 79 |
| |
|
| ined. |
6°
Oratione in lode della Patria. |
| |
|
| ined. |
7°
Sommario dell'Opera "in Platonis Timaeum". |
| |
|
| ined. |
8°
Principio dell'opera intitolata "Bellezze della Filosofia". |
| |
|
| ined. |
9°
Modo di riformare lo Studio di Padova e le Stampe di Venezia. |
| |
|
| ined. |
10°
La Vita dell'Authore. |
ADDENDA
80
| 1600 |
Risposta
alle considerationi o dubbi dell'Ecc.mo Sig. Dottor
Malacreta ... sopra il Pastor fido, con altre varie dubitationi
tanto contra detti dubbi e considerationi, quanto contra 'istesso
Pastor fido ...
Padova, in 4°
81 |
| |
|
| 1600 |
Discorso
nel quale si dichiarano e stabiliscono molte cose pertinenti
all Risposta data a' dubbi e considerationi dell'Ecc.mo
Sig. Dottor Malacreta sopra il Pastor fido.
Venetia, in 4° |
| |
|
| 1614 |
Rime
varie del Sig. Paolo Beni raccolte e date in luce dal Cavalcanti
Padova,
in 4° 82
|
| |
|
| 1624 |
Trattato
dell'origine e fatti illustri della famiglia Trissina
Padova, in 4° (e poi Milano, in 4°, 1626). |
| |
|
| 1607 |
Giardino
di Ricami
Padova, in 16° 83 |
| |
|
| 1575 |
Panegirico
in lode dello Spinelli
Padova, in 4° 84 |
3. CONCLUSIONE
Come
si è già avuta occasione di alludere brevemente
sopra, nella bibliografia beniana, considerata nel suo generale,
vi sono due grossi problemi: il primo riguarda le opere a stampa,
il secondo quelle che rimasero manoscritte. Esemplificheremo in
entrambi i casi.
Nel
primo caso il problema si presenta sotto due aspetti, nel senso
che se da un lato la
questione della precisa localizzazione di alcune opere apparentemente
irreperibili resta ancora del tutto aperta e da studiarsi85,
dall'altro ci si trova di fronte al problema di opere singole
distribuite in più parti o volumi che per varie ragioni
non poterono essere stampati allo stesso tempo, o entro uno spazio
di tempo ragionevole, o affatto; e che quindi non poterono uscire
nella loro interezza. Del problema, nella sua più ampia
portata è il Beni stesso a renderci edotti nel suo testamento
del 1621, un documento poco o nulla conosciuto cui, per la sua
importanza, dovremo tornare anche più giù86.
Nel testamento il Beni aveva designato tre "commissari"
che eventualmente avrebbero dovuto disporre delle sue cose, come
esecutori testamentari. Uno dei tre era il suo vecchio amico Ottaviano
Livelli cui, inoltre, arano state affidate due mansioni particolari:
quella di "sodisfare i luoghi pii di quanto era stato loro
lasciato" dal Beni come si vedrà poi; e quella
di provvedere al compimento della pubblicazione delle opere parzialmente
inedite e di altre del tutto inedite, secondo le ultime volontà
del testatore. Così, in linea generale, il Beni avverte
gli esecutori del suo testamento che tra i suoi effetti restavano
«in varie parti di casa libri sciolti stampati, parte in
alcune casse verdi et in un credenzone in forma di organo, parte
in balle. Hor quelli delle casse e credenzone sono mie opere varie,
come Sopra il Goffredo, la Comparatione del Tasso,
et altre. E di quest'opere se ne potrà far ritratto facilmente;
ben è vero che se bene di alcune di queste opere ve ne
sono molte copie e da farne ritratto, non di meno di alcune ve
ne sono pochissime».
Diremo
subito che L'Anticrusca, con la sua prima parte pubblicata
nel 1612 e la nostra edizione delle ultime tre parti pubblicata
nel 1982, esemplifica in modo quanto mai opportuno, se pur estremo,
il secondo aspetto del nostro problema. Ed accanto all'Anticrusca
e fra le altre opere, di cui come vedremo una verrà
specificamente nominata dal Beni stesso, si può mettere
anche il Commento completo alla Liberata, poiché
nel 1621 (ed infatti fino al 1623, quando il Beni rivede la sua
Beniana Bibliotheca e propone un elenco dei propri libri)
erano passati cinque anni e più dalla pubblicazione della
prima parte87e la
seconda non era ancora venuta in luce. Ma il Commento alla
Liberata può considerarsi anche come caso limite di
tiratura minima, poiché quando un paio di anni dopo comincerà
a pubblicarsi la seconda edizione di quest'opera, se ne stamperanno
così poche copie tanto che, se è vero e non
c'è ragione alcuna di metterlo in dubbio ciò
che afferma il Serassi che la copia ch'egli acquistò era
forse l'unica copia allora esistente, questa edizione sembra oggi
del tutto irreperibile. Ma forse in questo caso vi è una
ragione comprensibile: la seconda edizione, in più parti,
era in corso di stampa nel 1624; ma alla morte del Beni agli inizi
di febbraio dell'anno successivo, la stampa fu interrotta poiché
lo stampatore, Garparo Crivellari di Padova, probabilmente esigeva
il pagamento della prima parte e forse richiedeva delle assicurazioni
finanziarie per la continuazione della stampa delle altre parti.
Ma con il dissesto della morte del Beni, i fondi a questo scopo
erano limitatissimi. La penuria dei fondi era un fatto serio che,
si può dire, risaliva almeno fino al 1621; infatti è
l'autore stesso a delinearci questo problema nel suo testamento
e a proposito di un'opera parzialmente edita: le Dècadi
sopra la filosofia naturale e divina di Platone e Aristotele88.
Quest'opera è un ottimo esempio per il nostro discorso
perché da un lato illumina ulteriormente e in modo quanto
mai chiaro quell'aspetto di cui siamo venuti discorrendo fino
ad ora, e dall'altro mette a fuoco la questione dei fondi per
la pubblicazione di opere parzialmente o totalmente inedite. In
realtà, nel caso specifico, la questione finanziaria non
sembrava al Beni di estrema urgenza. Egli crede che la situazione
si sarebbe potuta rimediare vendendo le copie che erano state
serbate della prima Dècade intera che erano
circa un centinaio e magari anche i primi due libri della
seconda Dècade di cui se ne erano stampate più
di 400 copie. Ma un serio dubbio rimaneva perché, come
dice lo stesso autore, «altri potrebbe restare al presente
di comprarla desiderando tutte le tre Decadi promesse da principio».
Per cui al Beni sembrò opportuno aprire un conto di cento
ducati nella Cassa del Monte in Palazzo, da usarsi, servendo,
precisamente a tale scopo. L'espressione "al presente"
è carica di significato: ben ventisette anni erano ormai
trascorsi dalla pubblicazione della prima Dècade, e ora
il Beni ingiunge al Livelli di far pubblicare il restante «in
quella quantità che paresse più a proposito al presente,
ma stamparlo in 4° nella forma della Dècade precedente
per accompagnar quanto si può il tutto». Quest'opera
"sopra la folosofia di Platone e Aristotele" sta molto
a cuore al suo autore, e già da vecchia data. Gli si era
venuta maturando infatti proprio da quel famoso corso sul Timeo
ch'egli, appena quarantenne, tenne alla Sapienza di Roma e che,
nel chiuso ambiente romano, gli aveva causato un serio contraccolpo
per il pensiero ivi espresso.
Ora
egli, quasi settantenne, ordina al suo esecutore testamentario
«che faccia eseguire col consiglio et aiuto d'alcun fedel
libraro o stampatore e condur a fine la predetta opera sopra la
filosofia di Platone et Aristotele, a ciò che non resti
morta». Ma le Dècadi in 4° non usciranno
mai nella loro interezza, rimanendo stampati solo quei libri che
avevano visto la luce a Roma tanti anni prima, cioè soltanto
i dieci libri della prima Dècade stampati nel 1594, e i
primi due della seconda Dècade che uscirono undici anni
dopo, nel 1605. Queste Dècadi dovevano uscire in tre volumi;
il primo volume di cui, come si è detto, si erano
vendute più di trecento copie è oggi reperibile
in diverse biblioteche, mentre i primi due libri del secondo volune
sono praticamente introvabili poiché, nonostante il fatto
che se ne fossero stampati più di 400 esemplari, non erano
stati messi in vendita; e ben sedici anni dopo la stampa le 400
e più copie erano ancora tutte nelle "balle"
di cui parla il Beni. Egli infatti in questo suo testamento si
esprime così: «[...]
L'altre balle contengono il primo e il secondo libro della seconda
Dècade, ché fin lì si giunse a stampare,
restando hora in penna tanto gli otto libri che vanno per compimento
della 2a Dècade, i quali otto libri sono sottoscritti
dai Superiori, quanto gli altri dieci pertinenti alla 3a
Decade et al compimento di tutta l'opera; e delli quali dicti
due primi libri della 2a Dècade ve ne sono più
di 400 copie, perché tante se n'erano stampate della pa
Decade, e tanto del restante disegnava stampare fin alla fine.
Così la pa Decade é smaltita per li due
terzi [leggi tre quarti, poiché sopra si dice che
la prima Dècade "si è venduta da principio
al numero di corpi trecento incirca", delle 400 copie stampate];
la 2a non è stampata se non fino alla fine del
2° libro, e perciò non s'è cominciata a vendere;
et il restante se ne resta in penna»89.
Dopo trent'anni dalla prima stampa, ed ancora vivente l'autore,
le Decades uscirono in tre volumi ed in edizione completa,
quella padovana in folio, nel 1624; ma forse in tiratura fortemente
limitata, tant'è vero che oggi questa edizione è
praticamente introvabile.
Il
secondo problema è quello relativo alle opere che il Beni
lasciò manoscritte. Dall'elenco dei suoi scritti, stesi
durante l'ultimo trentennio della sua vita che è anche
il periodo della sua più prolifica attività letteraria,
si può osservare che, tra opuscoli e trattati, vi sono
quasi trenta opere che non furono mai stampate , o affatto o nella
loro interezza. Nelle mani di chi caddero inizialmente questi
manoscritti, dopo la morte del Beni, e come poi si dispersero,
è storia ancora tutta o quasi tutta da farsi. E questo
è valido anche per alcuni dei suoi trattati maggiori. Altrove,
rifacendo e allargando la via tracciata da Vittorio Rossi, noi
abbiamo delineato, seppur brevemente, le vicende cui andò
soggetto il ms. delle ultime tre parti dell'Anticrusca90
, ma anche questa storia particolare è
lungi dall'essere completa. Così anche le vicende più
salienti di un altro trattato beniano importante, com'è
quello che s'intitola Della veneta libertà, sono
del tutto ignote. Questo ms. che oggi si conserva nella biblioteca
dell'Università di Padova91
ha un suo doppione autografo conservato nella Bibiothèque
Nationale di Parigi, già indicato dal Mazzuchelli92.
Ma il Mazzucheli non dice come il codice arrivasse a Parigi e
quale fosse la sua provenienza. Così sappiamo che il ms.
dell'Università di Padova è entrato nella sua biblioteca
nel nostro periodo regio93,
ma ignoriamo quasi tutte le sue previe vicende ad eccezione di
ciò cui si accenna qui sotto..
In
fondo, si potrebbe dire che il problema ha inizio subito dopo
la morte del Beni e si estende non solo ad altri mss., ma addirittura
a tutta la sua biblioteca. Infatti, se nel testamento originale
la sua ultima volontà, come si è visto sopra, è
quella di lasciare tutta la sua biblioteca a quel convento padovano
dei Frati Zoccolanti di San Francesco situato vicino all'ospedale,
non ci è ancora dato di conoscere la ragione per la quale
questa sua biblioteca va in effetti a finire nelle mani dei reverendi
Chierici Regolari, detti Teatini. Cosicché la loro bibliotteca
diviene ricca proprio in séguito alla munificenza di Paolo
Beni, il quale lascia loro i suoi libri e i suoi manoscritti "per
testamento", come ci dice il Tomasini: «Pulcherrima
sane est Bibliotheca R. R. Theatinorum structura ...Locupleta
plurium ea fuit Anno MDCXXV, munificentia v. cl. Pauli Benij qui
testamento suam Bibliotheca suasque Meditationes ei ascripsit»94.
Ora non sappiamo dire come sia avvenuto che in un breve periodo
di tempo il Beni abbia cambiato idea e fatto un nuovo testamento
a favore dei Teatini95.
Ma ciò per noi, ed in questa sede, non ha molta importanza.
Quello che invece importa e che qui ci preme di sottolineare è
il fatto che tra i libri e manoscritti del Beni che divennero
proprietà della biblioteca dei Teatini vi figura anche
il ms. di cui si è discorso finora, vale a dire Della
veneta libertà. E con esso vi erano anche due altri
mss. notevoli: il primo, proprio quello da cui abbiamo ampiamente
attinto nello svolgimento di questo nostro contributo, cioè
la Beniana Bibliotheca; il secondo, indubbiamente considerato
dal Beni stesso molto importante96,
è quello dei Discorsi politici97,
un'opera (come del resto molte altre) del tutto sconosciuta alla
bibliografia beniana e oggi, purtroppo, andata smarrita98.
Altrove,
avremo l'occasione di dimostrare che il codice 412 dell'Università
di Padova che contiene il trattato Della veneta libertà
è parzialmente autografo ed è precisamente il ms.
che, riveduto dal Beni stesso poco prima della sua morte99,
doveva servire per la stampa di quest'opera, come volume V°
delle opere in italiano in quel suo gran progetto della pubblicazione
dell'opera omnia.
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