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Si dirà brevemente che l'immagine del bombice si trova già nel
Laur. Plut. 76, 35 (Seneca, De beneficiis) che è del 1426, nel
Laur. Plut. 21, 5 (Lattanzio,Institutiones divinae, ai ff. 1 e 278v)
che è "forse" del 1435, nel Vat. ott. lat. 113 (Agostino, De
civitate dei) che è del 1443, nel Bodleiano. Auct. F.1.12 (Cicerone,
Officiorum liber) che è del 1459 (a),
e in altri codici nell'arco di questi trentatrè anni e certamente oltre.
Ad esempio, un veloce sguardo alle Tavole della Bibliotheca Corviniana
(a cura di Csaba Csapodi et al., New York 1969) rivela che l'immagine
del bombyx si può trovare in diversi codici ex-corviniani.
Tra questi vi sono (i numeri romani indicano la Tavole):
Göttingen
Biblioteca
universitaria
cod.
ms. philol. 36
Aristotle,
Libri physicorum per Johannem Argyropolum in latinum traducti
XIX
Mnchester
Chetham's
Library
cd.
No. 27900
Aulus
Gellius, Noctes Atticae
XXIV
München
Bayerische
Staatsbibliothek
cod.
lat. 69
Celsus,
De medicina
XLIII
Roma
Bibliteca
Vanticana
Vat.
lat. 1951
Plinio,
Historia Natur
LXVII
Vienna
Österreische
Nationalbibliothek
cod.
lat 170
Lucrezio,
De rerum natura
CIV
A questi si possono aggiungere i seguenti otto della Biblioteca Laurenziana (i
numeri a destra indicano le figure)(b):
plut.
16, 26
51
plut. 36, 15
52
plut. 47, 20
Bracciolini,
Epistulae (1440)
18
plut.
63, 10
Livio,
Deca I (1458)
46
plut.
63, 20
Valerio
Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri novem
6
plut.
66, 3
Iosephus,
De antiquitate Judeorum (pre 1456)
78
plut.
68, 21
Appiano,
De tertio punico bello (1455-1458)
54
Fiesolano
9
Agostino,
Epistulae (1463)
60
Inoltre, se ne potrebbere aggiungere almeno un ventina in più sfogliando le pagine di Annarosa Garzelli(c). Va detto che tutti questi codici, quelli sopra elencati e quelli non elencati, sono di miniatura fiorentina; e che vi è un bel nutrito numero di miniatori che si cimentano con il bombice: Zanobi Strozzi, Filippo di Matteo Torelli, il Maestro della Farsaglia Trivulziana, Giovanni Varnucci, il Miniatore del Marchese di Santillana, Ser Ricciardo di Nanni, Francesco di Antonio del Chierico, Antonio di Niccolò, Mariano del Buono, il Maestro del Lattanzio Riccardiano ed altri.
La
ragione per cui l'immagine della farfalla del baco da seta diventa quasi tradizionale
nelle decorazioni firentine dei manoscritti di questo periodo è dovuta
all'importanza della sericoltura. Agli inzi del Trecento la sericoltura nell'Italia
settentrionale è praticamente concentrata in tre città: Venezia,
Genova e Lucca. Nella seconda dècade del Trecento, molti operai delle
filande di seta e setaiuoli lucchesi si trasferiscono nel capoluogo toscano
con la protezione e l'aiuto dell'Arte della Seta fiorentina. Pertanto la loro
esperienza è un fattore importantissimo per lo sviluppo dell'industria
a Firenze. Tale sviluppo continua nel tardo Trecento e nel Quattrocento. Un
documento fiorentino datato 1461 asserisce che nei vent'anni passati Firenze
aveva registrato un incremento straordinario nella manufattura della seta, e
che addirittura quasi un terzo della sua popolazione viveva di questa attività.
L'industria della seta era un fenomeno tipicamente urbano, e Firenze aveva adottato
regole che ne garantivano il monopolio alla Città fin dal 1416. (Cfr.
Luca Molà, The Silk Industry of Renaissance Venice, Johns Hopkins
Univ. Press, Baltimore and London 2000, p. 15).
A cavallo della metà del Quattrocento vengono
scritti anche dei trattati attinenti alla produzione della seta e alla professione
del "setaiolo". Circa un secolo e mezzo fa, uno di questi trattati
(conservato nel ms. Riccardiano 2580) fu pubblicato da Girolamo Gargiolli, L'Arte
della seta in Firenze. Trattato del secolo XV, Firenze 1868. Il secondo
trattato sull'argomento è il Laur. Plut. 89. sup. cod 117, che è
del 1489. Entrambi sono ora disponibili in facsimile.
_________________
(a) Per questi quattro codici, cfr.
Albina de la Mare, Vespasiano da Bisticci ..., cit., figg. 6, 5, 7, 30B.
(b) Per questi otto codici, cfr. F.
Ames-Lewis, The Library and Manuscripts...., cit., figg. 51, 52, 18,
46, 6, 76, 54, 60
(c)
Per la Garzelli si posono controllare, nel secondo volume del suo Miniatura
Fiorentina del Rinascimento 1440-1525, almeno le seguenti figure (pagina,
tra parentesi): 30 (p.39), 41 (p.45), 43 (p. 47), 45 (p.49), 63 (p.57), 111
(p.84), 122 (p.92), 144 (p.105), 150 (p.109), 180 (126), 261 (p.176), 272 (p.180),
423 (p.233), 635 (p.369), 685 (p.399), 706 (p.413), 745 (p.440), 747 (p.442),
749 (p.444)