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UW-Madison Libraries — Special Collections
Jack Fry Italian Collection, MS. E40 1995
Tra
i manoscritti del fondo Fry * , conservati nella biblioteca della University
of Wisconsin a Madison, vi è un “Libro di Conti”, o Libro
mastro, per mano di Ser Costantino di Castelnuovo, notaio vicariale
a Camporgiano di Garfagnana. Questo Libro di Conti riguarda
le spese e gli introiti delle vicarie della Garfagnana estense, copre
un arco di tempo di più di sei anni, dall'ultimo trimestre del 1524
all'ultimo trimestre, incluso, del 1530, e quindi interessa tre commissari
generali: Ludovico Ariosto, Cesare Cattani e Agostino Bellencino. Pertanto
il Libro si presenta subito come un documento importante, non solo perché
rappresenta un tassello della storia della Garfagnana sotto gli Estensi,
ma anche e soprattutto perché interessa gli ultimi otto mesi del commissariato
dell'Ariosto.
In
questi appunti si darà una breve descrizione del documento, ci si soffermerà
ad annotare qualche punto relativo al brigante Battistino Magnano, e
si cercherà di chiarire quello che, a prima vista, potrebbe sembrare
un errore di computisteria nel Conto de' Balestreri di Ludovico
Ariosto.
1.
Il documento
Madison
(WI). University of Wisconsin, William F. Jack Fry Italian
Collection, MS. E40 1995.
Si
tratta di un manoscritto cartaceo del secolo
XVI, di ff. 87. Misura mm. 290 x mm. 220; rilegatura membranacea originale.
Paginazione moderna (cc. 1r-1v ecc. = pp. 1-2 ecc.) al margine superiore
destro del recto e sinistro del verso. La p. 101 è numerata
erroneamente come p. 111, per cui vi sono due pagine con il n. 111.
Bianche le pp. 163, 167, 171. Della p. 165-66 ne rimane solamente un
piccolo frammento.
La
coperitina del manoscritto ha moltissime grinze, e quindi mostra ampiamente
le rughe dei suoi quasi 480 anni! Nel retro si possono osservare alcuni
numeri. Sempre nel retro,vicino alla costola del ms., una delle tre
cinghie della rilegatura è rotta e manca. Sul davanti della copertina
vi sono delle parole o frasi, ma ad eccezione di De le Imposte
..., tutte le altre voci illeggibili.
Il
ms. può essere diviso in due parti. La prima (anni 1524-1530) riguarda
i conti della Vicaria di Camporgiano durante i commissariati di Ludovico
Ariosto (solamente i suoi tre ultimi trimestri), Cesare Cattani ed Agostino
Bellencino. Questa parte è scritta in latino da un'unica mano, quella
del notaio della Vicaria il quale, alla fine del conto di ogni trimestre,
si sottoscrive “Ego Constantinus”. La seconda parte,
scritta in italiano, è di almeno due altre mani e riguarda alcuni conti
padronali e mezzadrili relativi a semine, raccolte ecc. Qui di seguito
si daranno due quadri per facilitare il lettore.
Quadro
delle pagine del Libro di Conti riguardanti i commissari Ludovico Ariosto,
Cesare Cattani e Agostino Bellencino:
| Pagine |
Commissari |
dai mesi |
ai mesi |
| 1-18 |
Ariosto |
ott-nov-dic. 1524 |
gen-feb-mar. 1525 |
| 18-28 |
Ariosto e Cattani |
apr-mag-giu. 1525 |
[Ariosto, due mesi] |
| 29-100 |
Cattani |
lug-ago-sett. 1525 |
apr-mag-giu. 1528 |
| 101-159 |
Bellencino |
lug-ago-sett. 1528 |
ott-nov-dic. 1530 |
Le pp. 160-174
sono in italiano e contengono:
| Pagine |
Anno |
Contenuto |
Specifica |
| 160-62 |
1553-1557 |
conti di mezzadria |
lana, formagggio, canapa |
| 164 |
1553 |
“Semente dell'anno 1553” |
varie sementi per vari campi |
| 165 |
1555 |
“Sementa del anno 1555” |
frammento di pagina |
| 168 |
1554 |
“Recolto dell' anno 1554” |
grano,fave,vecce,castagne |
| 169 |
1555 |
“Recolto dell' anno 1555” |
grano, fave, vecce |
| 170 |
1555 |
“Ricolto del anno 1555” |
grano, “fave et veccie et alia
robba” |
| 172-73 |
1556 |
“Robbe ricoglieremo l'anno 1556” |
grano, vecce, fave |
|
" "
|
1557 |
“Robbe de l'anno 1557” |
grano, fave, vecce |
|
" "
|
1558 |
“Robbe de l'anno 1557” |
grano, fave, vecce, farro e segala |
| 174 |
1555 |
conto divisioni di formaggio |
in forme |
Da notare:
Pagina
1:
Il primo folio del ms. porta la data del 18 dicembre 1524 (Anno millesimo
quingentesimo vogesimo quarto die decimo octavo mensis decembris)
e si riferisce alla partita delle entrate e delle spese della Vicaria
di Camporgiano durante il trimestre ottobre-dicembre dello stesso anno.
Nella carta, in alto, a destra e fuori dello specchio dello scritto,
a lapis, vi è la seguente dicitura: #40 95. È una
nota del bibliotecario dell'università ed indica il numero della
donazione Fry e l'anno in cui questo ms. fu donato alla biblioteca.
In fondo alla carta, a destra, si può notare l'impronta di un
timbro ad inchiostro violaceo, che reca la dicitura "Fry".
È il timbro del proprietario del manoscritto.
Questa
carta è la pagina su cui appare il nome dell'Ariosto per la prima
volta, e in cui si specifica il contributo trimestrale (L. 55.00 + L.
23.10) della Vicaria di Camporgiano al salario totale pagato da tutte
le vicarie della Garfagnana al
.
Pagina
12:
Il 21 di febbraio 1525 viene nominato Capitano di Ragione di Camporgiano
Lanfranco del Gesso1 che dovrà sostituire Lorenzo del
Vescovo. Il Libro di Conti di Ser Costantino alla pagina 12 specifica:
“Magnifico et clarissimo H. Doctore Domino Lanfranco de Lugo,
ducali Capitano Vicarie Camporgiani pro salario: a die introitus
sui offitii citra et ab inde subscriptione Laurentio substituto ab Illumo
principe ut notario Curie Status” [depennato].
Segue, in italiano:
“Al Capitano di Camporgiano etc. per il tempo che
è stato” [depennato]. E a destra la cifra totale del normale
salario trimestrale di L. 56 B. 6.
In alto,
nel lato sinistro, in corrispondenza della prima parte depennata, in
italiano e probabilmente di mano del Camerario si legge: “Si ricorda
de licentia de li Otto adi 14 de marzo 1525”.
È
opportuno qui notare che l'intervento di questa mano è dovuto probabilmente
al fatto che il significato della frase di Ser Costantino è incomprensibile
e troppo vago per chi abbia il compito di calcolare la proporzione del
salario trimestrale che spetta ad ognuno dei due capitani. Per cui la
mano che scrive in italiano è anche la mano che depenna lo scritto di
Ser Costantino. E lo fa appunto per chiarire il problema. Quindi, per
quel che riguarda il salario, Lanfranco del Gesso riceverà solamente
circa un sesto del totale. Ma va anche notato che la clausola della
partita (“Al Capitano di Camporgiano etc., per il tempo che
è stato”), scritta in italiano dalla stessa mano, non è altro
che un tentativo di voler distinguere tra i due Capitani: la clausola
in latino scritta da Ser Costantino si riferisce a Lanfranco del Gesso,
mentre quella in italiano vuol riferirsi a Lorenzo del Vescovo. Ma è
un tentativo inutile perché il totale della partita rimane intero, e
quindi non si sa a chi vada quanto. Ed è proprio da questa inutilità
che sorge la necessità di stendere la nota laterale in italiano per
chiarire il tutto, dopo aver depennato le parti delle due clausole considerate
inutili.
Pagina
105:
Contiene una nota del 16 novembre 1528 scritta e firmata da Ser
Costantino. È un verbale di una riunione straordinaria degli Otto Presidenti
per promulgare un decreto di imposizione di una certa somma sui fuochi
della Vicaria delle Terre Nove. Nella seduta vi sono solo sei Presidenti
perché durante il semestre luglio-dicembre i membri non sono ‘otto’,
ma appunto soltanto sei.
Pagina
133:
Contiene una nota del 30 gennaio 1530 scritta da Ser Costantino.
Si tratta di un verbale di una seduta straordinaria degli Otto per decidere
il rimborso di un errore di contabilità fatto durante il trimestre precedente.
Dato che dal 1 gennaio 1530 era stato eletto un nuovo gruppo di Presidenti,
per la seduta straordinaria erano stati convocati gli Otto in carica
durante il semestre luglio-dicembre 1529. Purtroppo solo quattro potevano
essere presenti, per cui due dei mancanti furono sostituiti, e quindi
nella riunione vi furono sei Presidenti.
Disegni
marginali:
In molte pagine del manoscritto vi sono disegni in penna rappresentanti
una manina con l'indice puntato verso partite che il lettore riteneva
importanti e che, in maggioranza, interessano i commmisari Ariosto e
Cattani. Vi sono una ventina di questi disegni, di due mani diverse,
e tutti – ad eccezione di uno – appaiono nelle prime 100
pagine del documento, appunto le pagine che riguardano l'Ariosto e il
Cattani..
Inoltre:
Pagiana
56 - In italiano, pro memoria di quattro righe relative ad una
certa quantità di forme di formaggio.
Pagina
134 - In italiano, conto del 1551 relativo a prestiti fatti da
un certo Battista da Camporgiano.
2 .
Brigantaggio
Si
può senz'altro dire che già nell'intraprendere il commissariato della
Garfagnana Ludovico Ariosto puntava decisamente alla diminuzione, se
non addirittura all'eliminazione, della piaga del banditismo che da
tempo infestava la provincia estense2. Infatti, come è noto, a soli sette
giorni del suo insediamento a Castelnuovo,
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Castelnuovo di Garfagnana
Rocca Ariostesca
il
27 febbraio 1522 il Commissario Ariosto emanava la sua prima grida minacciando
pene pecuniarie e corporali non solo verso i ricettatori dei banditi,
ma anche verso chi non collaborasse a segnalarli ed aiutasse a catturarli3
.
3.
Battistino Magnano
I
nomi dei banditi non sono molti (“...vostra extia può
comprendere in che paura è tutto questo paese per sei o dieci ribaldi
che ci sono”)4, ma sono ricorrenti nell'epistolario ariostesco:
primo fra tutti e caporione Battistino Magnano. Il nome di questo individuo
appare già nella prima lettera superstite del periodo garfagnino di
Ludovico Ariosto - una lettera inviata dal Commissario al podestà di
Barga , Paolo Fortini, datata 2 marzo 15225 . Battistino Magnano è il “delinquente”
che più impegnerà l'Ariosto nei quaranta mesi del suo commissariato.
Il suo nome appare una trentina di volte nelle lettere del commissario,
ed in particolare in quelle scritte al suo Duca. Infatti il nome di
Battistino , insieme ad altri nomi di “banditi et assassini pubblici”,
appare anche nell'ultima lettera superstite al Duca, scritta da Camporgiano
il 2 di agosto del 1524, ed anche in quella scritta tre giorni dopo
agli Anziani di Lucca. In questa lettera l'Ariosto prega gli Anziani
chiedendo loro “di porre qualche industria di far pigliare e darmi
nelle mani Baptistino Magnano di Castelnovo” e il suo compagno
Margutte da Camporgiano. E “quando V. S. mi faccino un piacere
di questa sorte, stiano sicure che quello c'hanno di me in maggior parte
al presente haveranno poi in tutto, sì che non meno potranno disporre
di me e di questa provincia in cosa di iustitia che possa lo Illmo
Sor mio”6.
Al
termine del suo commissariato, alla fine di maggio del 1525, l'Ariosto
sarà sicuramente partito da Castelnuovo con grande amarezza sapendo
che lasciava dietro, ancora libero, quel Battistino Magnano che era
stato sotto il suo mirino per più di tre anni. Gli sarà forse sembrato
un mistero che quel bandito fosse ancora alla larga. Infatti l'Ariosto
aveva avuto anche il sospetto che Battistino fosse, come gli altri,
un 'intoccabile' protetto dall'alto e con addirittura la complicità
di Ferrara, se è vero quello che trapela dalle sue lettere. Tra queste
ve ne è una scritta al Duca il 23 novembre 1523, in cui il Commissario
si lamenta a ben chiare note affermando: “... credo che ancho
quel Battistino Magnano, che appresso a Bernardetto è il maggior assassino
che havesse questo paese, si trovi al soldo di V. Extia,
e se non v'è al presente è stato male a lasciarlo partire, ché pur intesi
che v'era”7. Ma forse
l'Ariosto con quella sua forte e ironica affermazione si avvicinava
alla verità , se è vero ciò che dice un anonimo cronista, che già nel
1520, avendo Leone X tolto al Duca la provincia della Garfagnana, ad
eccezione delle Verrucole,
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Fortezza delle Verrucole
“...
Valeriano dalle Verrucole..., messa insieme una schiera di banditi com'era
anch'egli, entrò in quella fortezza , e la mantenne costantissimamente
al Duca, dal quale poi della fedele opera sua, egli e gli altri, fra
i quali fu Battistino Magnani da Lavello, ottennero grazia benignissima
di ogni delitto e bando”8. Qualcosa di simile accadrà anche
qualche anno dopo quando, nella tarda estate del 1523, i banditi più
temuti si erano recati a Ferrara, e il Duca invece di prendere “la
bella occasione di purgare il paese di queste male herbe”, come
gli chiedeva l'Ariosto nella lettera del 23 novembre sopra ricordata
(n.126:7), preferì concludere una “pace universale” assicurando
loro, ancora una volta, grazia di ogni delitto e bando. Tra i banditi,
come si è detto sopra, c'era anche Battistino Magnano.
4.
Cambio di guardia
Il
due di luglio del 1525 Ser Costantino trascrive nel Libro di Conti le
uscite e le entrate relative al secondo trimestre di quell'anno. Come
al solito, la prima voce, subito dopo l'elenco degli Otto Presidenti,
riguarda le somme allocate al Commissario Generale della Garfagnana.
Durante questo trimestre vi è un cambio di guardia perché il mandato
di Ludovico Ariosto termina il 31 maggio , e il 1 giugno inizia quello
del suo successore Cesare Cattani di Ferrara che ricoprirà la carica
di Commissario generale sino alla fine di maggio del 1528. Come si vede
dall'allegato qui a destra, Ser Costantino, nel registrare la somma
del salario (e altre somme stabilite) nel Libro di Conti, non distingue
a chi vada e quanto, ma mette la somma totale di Lire 55 di salario
(più L. 22 e B. 10 per strame e legna) per entrambi i commissari. E
aggiunge che nella somma vi è un non specificato ammontare che va al
commissario uscente come “residuo del salario del Mag.co
Sig. Ludovico Ariosto...”. Al quale ovviamente spettano i due
terzi di tutto questo che è l'ammontare proporzionale trimestrale a
carico della vicaria di Camporgiano9.
5. La
cattura di Battistino
Quando
l'Ariosto s'insediava a Castelnuovo, agli inizi del 1522, Giovanni Navarra,
“lo Spagnolo”, ricopriva la carica di Capitano dei Balestrieri.
Infatti all'arrivo del Commissario in Garfagnana, il 20 di febbraio
di quell'anno, il Navarra aveva lasciato la rocca delle Verrucole
dove si era rifugiato dal 15 di settembre appena cinque giorni
prima, cioè il 15 di febbraio. Pertanto era rimasto nelle Verrucole
per ben cinque mesi. E uno dei primi atti del Commissario sarà proprio
quello di registrare nel Conto de' Balestreri il salario di cinque
mesi dovuto al Navarra , appunto per “... il tempo che lui è stato
in le Verucule”10 .
Ma
l'Ariosto non era molto contento e sembra che avesse ragioni di esporre
lamentele al Duca rigurdo l'operato del Navarra. Purtroppo la sua lettera
è tra quelle perdute, ma abbiamo quello che gli promette il Duca rispondendogli,
cioè che presto gli avrebbe mandato «...uno capitano del quale pensamo
che sarete meglio servito che non ha fatto quel che vi è stato sino
a mo’». Infatti il 15 agosto Giovanni Navarra sarà sostituito
da Francesco Stocco. Il successore dello Stocco sarà Antonio da Cento
che ricoprirà la carica fino alla fine del mandato dell'Ariosto.
Eppure,
partito l'Ariosto, il nome del Navarra apparirà di nuovo, e proprio
come Capitano del Balestrieri, in una quanto mai importante operazione
che avrà sicuramente fatto tanto piacere a Ludovico.
Infatti
dal Libro di Conti di Ser Costantino, nelle pagine redatte il 17 settembre
1525, per il trimestre luglio agosto
settembre, a pagina 33 si legge: “Johanni Navarra Spagnolo, Cap°
balistariorum ex remissione Ducali L 35. quas tamen [depennato]
pro captura Baptistini Magnani. Quas tamen Camerarius exbursare non
debeat sine expressa licentia D. Octo, L 35 B – ”. Ed è
giusto, perché è agli Otto che “... spectat, & pertinet singulis
tribus mensibus ... videre, & examinare omnes sumptus, & introitus
occurrentes ... & ... ponere debitum, seu collectam ... ”11. In altre parole la Camera ducale
concede il premio, o taglia che sia12, allo “Spagnolo”
per la cattura di Battistino, ma i soldi devono venire dalla vicaria
tramite imposta degli Otto. Gli Otto, è noto, erano a carica semestrale.
E dal Libro di Conti di Ser Costantino possiamo constatare che essi
erano stati rinnovati proprio in questo terzo trimestre; ne conosciamo
anche i nomi, i cognomi e i rispettivi luoghi di provenienza13.
Nel
documento Ser Costantino corregge e specifica... per la cattura di
Battistino Magnano. Si chiude così la lunga parentesi relativa al
bandito verso il quale l'Ariosto aveva speso tanto tempo ed energia.
6.
Conto de' Balestreri
Come è
noto, il Conto de' Balestreri, autografo dell'Ariosto e pubblicato
per la prima volta da Edda Bresciani con una introduzione sull'aspetto
di Ludovico ragioniere e sui suoi rapporti con i balestrieri della Garfagnana14, è un libro a partita doppia
sul quale il Commissario registrava, in forma di "dare" e "avere", il
salario mensile stabilito per i balestrieri ducali della Garfagnana,
capitano e famiglio inclusi, e pagato loro il 15 di ogni mese. Al capitano
e famiglio insieme andavano 26 lire, mentre ogni balestriere ne percepiva
12. Normalmente i balestrieri erano dieci più il loro Capitano e il
suo famiglio, quindi un totale di 12. Pertanto il salario mensile ammontava
a lire 146.
Ora,
scorrendo il conto si nota che, di tanto in tanto, il totale di 146
diminuisce in varia misura, per mancanza di uno o due balestrieri, o
perché uno o più di loro hanno servito per solo quindici giorni, e così
via. Di tutto questo l'Ariosto ne dà accurata descrizione, sia nella
partita del dare come in quella dell'avere, con la giusta corrisposta
espressa in lire.
Quando
però si arriva al 15 di marzo del 1525 ci si trova difronte a ciò che
sembra una certa incongruenza nelle due partite, tanto per quanto riguarda
la somma come per quello che attiene alla descrizione.
Uno
dei balestrieri, Santo Jacomello da Ferrara, dopo una licenza passata
nella sua città, nel mese di luglio del 1524 torna in Garfagnana portando
con sé la nomina ducale a castellano di Camporgiano. Su richiesta del
Duca Santo viene nominato castellano dall'Ariosto il primo agosto 1524
e insediato a metà mese15, ma dopo poco più di sei
mesi, il primo di marzo del 1525, lo Jacomello rientra nei ranghi di
balestriere sostituendo Bertoldo de la Massa16.
Ora
nel Conto de' Balestreri si nota che nella partita del dare l'Ariosto
specifica che Bertoldo è stato sotituito da “... Santo Jacomello
adì primo di marzo, sicché [Bertoldo] tirò alli XV lire sei solo, gli
altri restano alle vicarie”. Per cui la somma totale del dare
non è di lire 146 come al solito, ma di lire 140. E così viene annotata
dall'Ariosto.
Se
poi si guarda alla pagina opposta, quella su cui è registrata la partita
dell'avere, si legge:“Camera duc.le debbe havere adì XV di marzo
1525 lire centoquaranta che le vicarie non pagaro di tutto perché non
pagaro Santo Jacomello se non quanto aveva servito, cioè per meza paga”17. E di nuovo vengono registrate L. 140. Per
cui sembra che il conto non faccia una grinza.
Ora
se Bertoldo prende mezza paga e Santo anche mezza paga, il totale è
una paga intera, per cui l'ammontare dovrebbe essere di lire 146 e non
140. In altre parole, se è vero che Santo Jacomello fu pagato per aver
servito l'equivalente di mezza paga, dove sono andate a finire le 6
lire? E, nella partita del dare, per quale ragione “... gli altri
[cioè le 6 lire] restano alle vicarie”? Ma se le 6 lire restano
nel fondo “balestrieri” delle Vicarie, da quale fondo è
stato pagato Santo? Una ragione c'è, solo che qui, nella partita dell'avere,
il “ragioniere” Ariosto non si è espresso bene, ed è caduto
in una certa incoerenza. Ma tutto questo si può chiarire se ci si rivolge
al "Libro di Conti" di Ser Costantino.
Nell'ultimo
trimestre del 1524 il Libro di Ser Costantino registra che una certa
somma è stata pagata a “Santo ...... [ampio spazio in bianco]
de Ferraria Castellano arcis Camporgiani pro salario L. 18 B.–”18.
Evidentemente Ser Costantino ha lasciato quell'ampio spazio in bianco
dopo il nome di Santo perché al momento non ne ricordava il cognome
che forse avrebbe voluto inserire successivamente. Del resto Santo era
conosciuto semplicemente come 'Santo da Ferrara', ma anche come 'Barba
Santo' o 'Santo Jacomello'. Ma questo per noi è secondario. Ora, con
l'inizio dell'anno segente, Santo Jacomello continua a fare il castellano.
Quindi, quello che conta è che egli, nel primo trimestre di quell'anno,
ha già percepito quella somma di lire 18 che Ser Costantino registrerà
nel Libro il 19 marzo 1525, a pagina 12. Quindi è stato pagato fino
al 31 di marzo di quell'anno. E pertanto non ha alcun diritto ad altra
paga.
È
chiaro che l'Ariosto, nel suo Conto de' Balestreri alla partita
dell'avere riguardante Jacomello, ha preferito non entrare nei particolari
relativi al mese di marzo del 1525. E non possiamo dargli torto!
7.
Per chiudere
Chiuderemo
questa nostra memoria offrendo qualche breve osservazione.
In
primo luogo, ribadendo quello cui si è accennato all'inizio, va detto
che il Libro di Conti di Ser Costantino è un documento prezioso sotto
diversi punti di vista e che quindi andrebbe studiato in tutta la sua
portata e per intero.
Come
si è visto, il nostro assunto era quello di limitarci solo alle prime
pagine e solo ad alcuni aspetti. Ma al di là di questi, e sempre in
quelle pagine, si notano i vari movimenti di persone inviate a Ferrara
o in altri luoghi, per ambascerie; i molti contributi manuali da parte
di individui e dei comuni per i vari lavori alla fortezza delle Verrucole
e il materiale necessario (tavole, arena, calce, ecc); le spese militari
incorse da vari comuni per cavalli e militari; le varie scorte ai balestreri,
agli Otto, al Capitano di Camporgiano, ecc.
Ora
tutto questo è quantificato in cifre. Cifre che potrebbero apparire
aride, benché abbiano la loro importanza dal punto di vista storico-economico.
Ma le giustificazioni che le precedono possono offrirci uno spaccato
utile alla comprensione dell'epoca nelle sue varie consuetudini e pratiche
come, ad esempio, quelle dei doni a persone influenti. Così dal Libro
di Conti di Ser Costantino veniamo a conoscere non solo quanto costava
il vino al barile19 o alla veggia (ossia alla botte),
e quanto potevano costare gli agnelli, ma anche che questi ultimi venivano
donati al Commissario Ariosto, almeno come fu fatto nel periodo pasquale
del 152520.
Eppoi
ci sono tutti gli altri doni che Giovanni Jacopo Pagani porta con sé
quando va a Ferrara e a Reggio. Le varie spese incorse per questo viaggio
vengono distinte dal notaio Ser Costantino e riempiono quasi una pagina
intera del suo Libro. E c'è da dire che la ragione del viaggio del Pagani,
come registrata da Ser Costantino, è di per sé un documento di straordinaria
importanza per gli storici degli statuti di Camporgiano. Infatti Giovanni
Jacopo Pagani va a Ferrara e a Reggio “... pro redimendo statuta
Vicarie ab heredibus Domini Baptisti Gambasii de Regio et eas expositiones
quas fecit Capitanus Camporgiani pro Papa Leone” (si veda la n.
21).
Si
è accennato ai regali che il Pagani dona a vari personaggi di Reggio
e di Ferrara. Tra questi doni, oltre a scatole di confetture e formaggio,
vi sono due paia di capponi: un paio regalato al capitano di Reggio,
e l'altro al fattore ducale. E vi è anche un paio di polli che il Pagani
regala addirittura ad Opizo, vale a dire al segretario dello stesso
Duca21.
Consuetudine
questa che, estesa dal nord al sud della Penisola, durerà fino al ventesimo
secolo, e che nell'Ottocento verrà magistralmente immortalata dai quattro
capponi di Renzo Tramaglino, di manzoniana memoria.
NOTE
*
Il Fondo Fry è costituito da circa 37.000 documenti storici italiani
donati dal prof. William ‘Jack’ Fry alla biblioteca dell'Università
di Wisconsin in Madison. I documenti sono di vario tipo e spaziano dal
Quattrocento al secondo dopoguerra. Di notevole importanza è il corpus
fascista del Fondo che contiene più di 15.000 documenti. Nei mesi di
luglio e settembre del 1998 il Department of Special Collections della
biblioteca universitaria allestì una ricca mostra di parte dei documenti
del corpus fascista del Fondo. Ora quella mostra si può consultare
in Internet sotto il titolo Italian Life under
Fascism. Molti documenti del Fondo Fry debbono ancora essere catalogati,
ma è già disponibile un elenco descrittivo.
William
(Jack) Fry ha insegnato fisica alla University of Wisconsin per quasi
cinquanta anni. Il suo interesse particolare è la Fisica sperimentale
delle Alte Energie. Il prof. Fry è ben conosciuto nei circoli scientifici
italiani, ha tenuto corsi e conferenze in varie università italiane,
e recentemente è stato nominato Socio Corrispondente straniero dell'Accademia Galileiana
di Padova. Inoltre egli è un esperto delle caratteristiche fisiche dei
famosi violini costruiti da Antonio Stadivari ed altri, su cui ha scritto
articoli, fatto conferenze e presentato anche un programma per «Nova»
dal titolo The Great Violin Mystery. Oltre a collezionare manoscritti,
il prof. Fry colleziona anche libri antichi e prime edizioni, come pure
penne stilografiche – a questo punto ne ha più di 500!
Colgo
questa occasione per ringraziare il caro amico e collega per i suoi
consigli e per il suo aiuto nella stesura di queste pagine ed in particolare
per quel che riguarda la descrizione del ms. qui trattato.
1.
Si veda Giuseppe Trenti, I funzionari estensi in Garfagnana nel secoli
XV-XVI (Rilevamenti d'archivio), in La Garfagnana dall'avvento
degli estensi alla devoluzione di Ferrara (= La Garfagnana...),
(Atti del Convegno tenuto a Castelnuovo Garfagnana, Rocca ariostesca,
11-17 settembre 1999), Aedes Muratoriana, Modena 2000, p. 53. Ma vedi
anche la lettera del 12 febbraio 1525 in cui Alfonso I informa l'Ariosto
che ha nominato Capitano di Camporgiano Lanfranco del Gesso di Lugo
(Sforza, Documenti, CLXXXVII).
2.
Cfr. Gian Carlo Montanari, Storie di banditi fra Modena e la Garfagnana
nei secoli XV-XVI, in La Garfagnana ... , cit., pp. 273-281.
Per una sintesi del brigantaggio e dei nomi dei principali briganti
nella Garfagnana Estense ai tempi dell'Ariosto si veda Chris Wickham,
The Mountains and the City: The Tuscan Appennines in the early Middle
Ages, Claredon Press, Oxford; Oxford University Press, New York,
1988, pp. 366-380.
3.
“... per questa publica presente grida si notifica a ciascuno
... che non ardisca per modo alcuno di ricettare né di dì, né di notte,
né dar mangiare, né bere, né aiuto, né favore, in modo alcuno... ad
alcun bandito del Stato dell'Illustrissimo Signor Duca nostro..., sotto
pena di ducati cinquanta per ogni volta, et per ciaschedun bandito...;
et chi non haverà modo di pagare la detta pena, gli sia commutata in
quattro tratti di corda. Et sia obligato ognuno, sùbito che vedrà alcun
bandito, di andare con prestezza alla chiesa più prossima e di suonar
la campana a martello; et sia obligato ogni Comune et ogn'uno... di
pigliar sùbito le sue armi, e seguitar detti banditi e pigliarli o ammazzarli...;
et chi mancherà di exeguire questo, cascarà in la pena di ducati venticinque...;
et se alcuna persona non haverà modo di pagare, se gli commuterà questa
pena in tre tratti di corda, da esserli data sùbito, senza altra remissione.
Die 27 feb. 1522”.
Cfr. Grida fatte pubblicare da Ludovico Ariosto ducale commissario
generale in Garfagnana. Grida I: Contro i ricettatori de' banditi.
In L. Ariosto, Tutte le opere (= Opere), a cura di
Cesare Segre, Mondadori, Milano 1984, vol. III, Appendice I, pp. 497-498.
Il testo delle grida si può anche consultare in Internet sul sito dell'University
of Pisa. Sarà utile ricordare che già un quarentennio prima, il
12 gennaio 1480, Ercole I aveva fatto promulgare una grida contro i
banditi della Garfagnana. Infatti proprio la grida di Ercole sembra
abbia servito da modello per quella dell'Ariosto (cfr. “Decreto
fatto da Sua Eccellenza contro li banditi, e fautori di essi”,
in Statuta Vicariæ Camporgiani, Typis Bartholomæi Soliani Impress.
Ducalis, Mutinæ 1721, pp. 155-156).
4.
L Ariosto, Lettere, a cura di Angelo Stella, in L. Ariosto, Opere,
vol. III, cit. Cfr. Lettera 36:21 (p. 143). Si veda anche la Lettera
158:1-4, in cui l'Ariosto dice al Duca che per ripulire la Garfagnana
basterebbe “impiccare quattro o cinque che sono in questa provincia
... : e questi sono Battistino Ma‹gnan›o e Donatello
e certi suoi compagni ... de li quali tutti ‹ho› fatto
più volte querela a vostra extia. ... Batistino prefa‹to›
e Daniello e li compagni, che sono in tutto circa xij, tutti banditi
et assassini”(L. Ariosto, Opere, vol. III, cit., p. 409).
5.
È una lettera di "visita" in cui l'Ariosto comunica al Podestà della
terra fiorentina di Barga di essere stato eletto al governo della Garfagnana,
e chiede la collaborazione del podestà per stabilire rapporti di buon
vicinato tra i sudditi fiorentini e quelli estensi. Tuttavia l'occasione
della lettera è sorta dal fatto che Battistino Magnano di Camporgiano,
“il delinquente”, aveva ferito, a Castelnuovo, un cittadino
di Barga.
6.
Cfr. L. Ariosto, Opere , vol. III, cit., lettera 163 (pp. 419-423),
e lettera 164 (pp. 424-425).
7.
Cfr. L. Ariosto, Opere, III, cit., lettera 126:7 (p. 354).
8.
Citato da Giuliano Nesi, I banditi dell'Ariosto e la politica
ducale di assimilazione della provincia di Garfagnana al sistema estense,
in La Garfagnana..., cit., p. 261.
9.
Si ricorderà che i contributi delle Vicarie per il salario del Commissario
erano trimestrali, e non mensili, come sembra credere Angelo Stella
(cfr. le sue Note alle Lettere, Lettera 103:5, in Opere,
III, cit., p. 691) . La Vicaria di Camporgiano versava sì “ottantadue
lire” (e per essere precisi, L. 83.10; di cui. 60 per il salario
– dalle quali poi venivano detratte L. 5 di paga morta –
più L. 22.10 per strame e legna, e più L. 1 per l'affito di una
stalla), ma solo ogni tre mesi. Dal Libro di Conti di Ser Costantino
risulta infatti che la Vicaria di Camporgiano sborsa L. 55 di salario,
L. 22.10 per strame e legna e L. 1 per l'affitto della stalla ogni tre
mesi. Per l'ammotare che ognuna delle quattro vicarie deveva contribuire
al salario trimestrale del commissario ducale, si veda il cap. “Salario,
che deve avere il Commisario di Garfagnana” in Statuta Vicariæ
Camporgiani, cit., pp. 196-98.
10.
Cfr. E. Bresciani, Il «Libro» dei conti dei balestrieri di Messer
Ludovico Ariosto, Commissario ducale in Garfagnana, nell'Archivio Statale
di Modena, in Convegno Internazionale Ludovico Ariosto (Atti
dei Convegni Lincei, 6), Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1975,
p. 200.
11.
Cfr. Statuta Vicariæ Camporgiani, cit., p. 7.
12.
Si ricorderà che in data 28 maggio 1525, proprio alla fine del
mandato dell'Ariosto, il Duca gli scrive dicendogli di apprezzare i
consigli «per sradicare de quei luoghi gli assassini et ribadi», e in
particolare per la proposta della taglia. È in questa lettera che Anfonso
chiede a Ludovico di parlarne con il suo successore Cesare Cattani,
a cui il Duca stesso darà le opportune istruzioni a tale proposito (cfr.
Sforza, 209).
13.
Per i nomi degli Otto si veda il Libro di Conti di Ser Costantino, a
p. 29.
14.
Si veda la nota n. 10. L'introduzione della Bresciani è alle pp. 175-190,
mentre il testo si trova alle pp. 199-225. Oggi il testo si può anche
leggere in L. Ariosto, Opere, III, cit., Appendice II, pp. 502-540.
È anche consultabile in Internet sul sito dell'Università
di Pisa.
15.
... ho havuto una lettera di vostra extia
dì xxv di questo, per la quale mi commette ch'io de....
Santo Iacomello castellano in la rocca di Campno; e così
farò, et anderò luni matina a porlo in tenuta ... .
(Cfr.Lettera 161, scritta il 31 luglio 1524, in L. Ariosto, Opere
III, cit., p. 417). Dal Libro dei conti dei balestrieri si apprende
che Leonello da Carpi sostituisce Santo Jacomello nella sua qualifica
di balestriere il 15 di agosto del 1524 e che entrambi ricevono L. 6
di paga per quel mese (cfr. E. Bresciani, Il «Libro» dei conti
... , cit., p.210). Per cui la tenuta di castellano da parte
di Santo avrà avuto inizio dal 16 agosto, e pertanto lo Jacomello
effettivamente ricopre tale carica solamente per sei mesi e mezzo.
16.
Cfr. E. Bresciani, Il «Libro» dei conti... , cit., p.
186.
17.
Cfr. E. Bresciani, Il «Libro» dei conti... , cit., pp.
222 e 223 ripettivamente.
18. Vedi
Libro di Conti di Ser Costantino, pagina
2.
19.
Il “barile di Castelnuovo”, come misura del vino, era equivalente
a Litri 39,1750. Questa misura non si usava in tutta la Garfagnana,
ma veniva usata a Camporgiano, Careggine, Fosciandora, Giuncugnano,
Piazza, Sillano, San Romano, Trassilico, Vergemoli, Vagli di Sotto e
Collemandina.
20.
Tutto ciò si desume dal conto stilato da Ser Costantino il 19 marzo
1525. Vedi pagina
16.
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