Anche Marsilio
Ficino, in una pagina del De Lumine, descrive un gruppo di persone a cui
subitaneamente appare il Sole. E similmente Leorenzo de' Medici, in un sonetto,
ripete in un certo senso quell'ascesa, con l'allusione a Venere e l'assunzione
al Sole:
Per lunga, erta via
Per lunga, erta, aspra via, nell'ombre involto,
scorgendo Amor lo
mio cieco pensiero,
mossi i pie' per incognito sentiero,
avendo il disio
già verso il ciel vòlto.
Per mille errori alfin con sudor molto
all'orizzonte del nostro
emisperio
pervenni, indi in eccelso e più altero
loco, di terra già
levato e tolto.
Della gran scala al terzo grado giunto,
consegnommi alla madre il
caro figlio,
seben confuso allor mostrossi a noi.
Quindi in più luminosa parte assunto
potei mirar il Sol con
mortal ciglio,
né mai cosa mortal mi piacque poi.
(Canzoniere,
sonetto 138)
Il poeta, che
dall'inizio dell'ombra è salito alla luce può "con mortal ciglio" guardare il
Sole. Amore, Venere, il Sole sono gli stessi elementi che si sono visti alla
fine del Cortegiano.
Si ricordi che
due sono i temi essenziali di Marsilio Ficino e seguaci: luce e amore. Il tema
della luce è il processo discensivo della luce divina; e l'amore è il tema
ascensionale, cioè desiderio degli esseri di ricongiungersi alla fonte prima. La
realtà è quindi luce e perciò amore.