Il primo libro
delle Stanze del Poliziano riflette, come in parte si è visto, i due temi
dominanti della speculazione ficiniana.
L'episodio di
Simonetta chiaramente rivela ciò che è nascosto sotto il disegno del poema. Se
vi è una via all'ingiù (cioè l'effusione della luce divina), vi è pure una via
all'insù (cioè l'amore). Si può quindi dire che la realtà è come un cerchio: la
creazione stessa è l'atto d'amore come bellezza, e la bellezza genera l'amore
come desiderio di sé, e l'amore ritorna alla fonte e si ricongiunge alla
sorgente; quindi si ha il godimento della bellezza ovvero la dilettazione.
Marsilio Ficino è ben chiaro a questo proposito:
Et questa spezie divina, cioè Bellezza, in tutte le cose lo Amore, cioè desiderio di sé, ha procreate. Imperoché se Dio a sé rapisce il mondo, e il mondo è rapito da lui, un certo continuo attraimento è tra Dio e il mondo: che da Dio comincia e nel mondo trapassa, e finalmente in Dio termina: e come per un certo cerchio donde si partì torna. Sì che un cerchio solo, è quel medesimo che da Dio nel mondo, e da il mondo in Dio in tre modi si chiama. In quanto si comincia in Dio e alletta, Bellezza; in quanto ei passa nel mondo e quel rapisce, Amore, in quanto in mentre che si ritorna nello Autore, a lui congiunge l'opera sua, Dilettazione. Lo Amore adunque cominciando da la belezza, termina in dilettazione.
(Sopra lo Amore, II ii)
Pertanto questa
realtà è tutta Amore e nella sua circolarità viene espressa con tre nomi:
Bellezza (che alletta), Amore (che rapisce), Dilettazione (che si
ricongiunge).